Spoletini all’estero: Emiliano Tenzi, musica e natura in Argentina

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  • La sua storia anche in un film appena uscito: ‘Todo por hacer’

    di Alessio Cao

    (DMN) – Torna la rubrica Spoletini all’estero per raccontarvi la storia di Emiliano Tenzi, cittadino di Spoleto che vive e lavora in Argentina.

    Buongiorno Emiliano, da quanto tempo vive in Argentina? Dove di preciso?

    Vivo in Argentina da circa 19 anni, sono arrivato in questo paese poco prima della grande crisi economica del 2001.
    Avevo sempre avuto il desiderio di andare a vivere in America Latina e per  una serie di circostanze mi sono ritrovato qui’. Più precisamente a Buenos Aires. In quel momento la situazione economica del paese era un disastro, la gente quando mi conosceva, la prima cosa che mi chiedeva,  era che cosa ci facessi lì.
    Per i primi dieci anni ho continuato a lavorare in Italia, andavo e tornavo dall’Argentina spesso.
    In Italia ho lavorato per molti anni come macchinista nei teatri spoletini e poi come macchinista per i concerti in giro per l’Europa. Era una vita stressante e molto esigente, per questo verso i 30 anni, ho deciso di cambiare cammino senza sapere esattamente cosa fare.
    La musica era gia’ apparsa da tempo nella mi vita però era piu’ che altro un passatempo.

    Qual’è stato il motore della sua scelta di trasferirsi all’estero?

    Una delle cose che mi aveva attratto sempre dell’Argentina era la possibilita’ di poter iniziare un’attività in proprio senza troppe difficoltà.  Ovviamente ciò ha i suoi pro ed i suoi contro, per me era perfetto. Oltre ad una forma di vita molto piu’ leggera, divertente e solitaria.
    È  pieno di immigranti italiani, specialmente nella Patagonia. Ascoltare “i miei nonni erano italiani” e’ facilissimo. Dalle guerre siamo fuggiti, anche se adesso ce lo siamo dimenticato.
    Ho vissuto quattro anni in una favela, il futuro quartiere Auka Liwen.  Ero l’unico straniero, la maggior parte erano discendenti dei popoli originari, Mapuche, Tehuelche e pure qualche  cileno. Forse lì  ho conosciuto una delle realtà più forti e che più  mi hanno cambiato, ho imparato a vivere meglio e a lamentarmi meno.
    Sempre nello stesso posto ho cominciato a costruire i miei primi didgeridoo professionali. Il didgeridoo, antico aerofono degli aborigeni australiani era gia’ apparso anni prima grazie ad un fortunato incontro con un artigiano della zona.

    L’ Argentina è nota per essere uno dei paesi con la maggior immigrazione di Italiani nel tempo. Una comunità forte e radicata. Lei ha riscontrato questa presenza? Come si vive nella quotidianità in Argentina? Quali sono le maggiori differenze con l’Italia?

    Quando mi chiedi delle differenze fra la cultura argentina e l’italiana ti posso dire che la cultura portata qua dai primi immigranti è  ancora molto forte, specialmente nel cibo. Poi se prendo in considerazione la vera cultura di questo paese colonizzato non c’e’ niente che coincida.
    La pizza è differente e comunque buona. In genere è piu’ alta e con molto formaggio, non usano la mozzarella e la margherita, appunto , la chiamano mozzarella.
    Poi ci sono tante ricette che conosco dal mio paese d’origine e qui hanno subito svariati cambiamenti fino a diventare irriconoscibili…la carbonara nel sud e’ fatta con le verdure!

    Di cosa si sta occupando in Argentina?

    Sono costruttore di didgeridoo e musicista .
    La maggior parte da autodidatta. Ho seguito un paio di seminari con i grandi didgeplayer europei e poi tanto studio e pratica da solo. Quando mi incontrai con il didge la prima volta erano pochissime le persone che suonavano e trovare strumenti decenti era molto difficile. In Europa la scena già era sviluppata qui c’era da fare tanto, iniziare a costruirla. Dedicidere di dedicarmi completamente a lavorare con la musica è stata una scelta con tantissime difficoltà, la prima di tutte, me stesso. Concepire il fatto di essere artista, a volte, mi risulta difficile. Vengo da una famiglia di grandi lavoratori, l’arte è sempre stata lontana. Quindi per riuscire a portare avanti il progetto ho usato quello che sapevo fare meglio, lavorare tanto. Ho dovuto cambiare certi stili di vita, rimettermi sopra i libri, studiare, sbagliare e poi ancora sbagliare. Piano piano le cose sono andate sempre per il meglio. I miei strumenti sono conosciuti , i migliori didgeplayer argentini li usano e spero presto di poter iniziare a lavorare anche in Europa. Porto avanti uno spettacolo di un’ ora dove sono solo io in scena, suonando melodie composte nel corso degli anni, un mix fra concerto e viaggio sonoro.
    Nel corso degli anni ho incrociato la mia musica con la maggior parte degli artisti che mi sono capitati a mano, musicisti di ogni genere, acrobati, ceramisti, ballerini, pittori, attori. Ho creato musica per film e cortometraggi, ho suonato molto come musicista di strada. Impartisco lezioni e seminari in tutto il territorio argentino. La performance più strana è stata suonare mentre una ragazza si faceva appendere ad un albero con dei ganci che le attraversavano la pelle… sospensione corporale.

    Adesso vivo nel nord, nella provincia di Cordoba. Insieme ad un altro ragazzo di Spoleto, ci siamo costruiti casa in mezzo alla montagna, tutta fatta da noi, completamente di legno. E’ stato una bella impresa ed ancora manca per terminarla, ma il grosso e’ stato fatto.  Questa è una delle differenze più grandi con l’Italia. Qui c’è tanta terra e se uno vuole, da solo, si può costruire casa. Ho pannelli fotovoltaici ed acqua di sorgente, quindi la dipendenza dal sistema è minore.

    Emiliano cosa le manca di Spoleto? Ci descriva la nostra città in breve con un pregio ed un difetto.

    Di Spoleto mi mancano i suoi boschi, le notti al giro della rocca, guardare dalla finestra del ponte delle torri, mangiare un bel panino con la porchetta da serafino! Poi ovviamente ci sono gli amici e la famiglia, ma loro possono venirmi a trovare.
    Spoleto e’ una citta’ bellíssima, esteticamente impeccabile però la gente è chiusa, resistente al nuovo, ancorata alla sua cultura millenaria.

    Sto aspettanto che mio figlio sia un po’ piu’ autosufficente per ricominciare a viaggiare, zaino in spalla. Da quando era ragazzo che volevo farlo, ed un po’ l’ho fatto pero’ il bisogno di conoscere il mondo e’ ancora molto forte. Questo e’ il mio progetto piu’ grande per il futuro.

    Quali sono i suoi progetti per il futuro? Tornerebbe mai a vivere in Italia e a Spoleto in particolare?

    Sinceramente non credo proprio di tornare a vivere a Spoleto. Qui sto veramente bene e posso portare avanti i miei progetti senza troppe pressioni. L’ idea di tornare per brevi periodi c’è ed anche di poter lavorare in Europa. Ci sono numerosi festival di didgeridoo a  cui mi piacerebbe partecipare. Se ce la facessi, sarebbe una grande sfida vinta con me stesso.

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    Piero Gasparri 2019-12-05 16:36:17
    grande fotografo, sono orgoglioso di te
    Carlo Neri 2019-12-04 16:16:10
    Ma il sindaco lo sa che i fans di Patti Smith, quelli di una certa età, sono gli stessi che.....
    Adia fabbrizi 2019-12-02 18:17:11
    Alla frazione di Montebibico questa interruzione non credo comporti alcunché, in quanto la frazione si trova a 5 Km dal.....
    Patti Smith laureata ad honorem all'università di Padova | Il Bo Live … – Servizio di informazione 2019-11-29 14:05:45
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