L’amministrazione comunale replica alle accuse di condotta antisindacale mosse da organizzazioni sindacali e dal gruppo politico “Fratelli d’Italia”

La nota stampa da Palazzo Comunale 

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

Alcuni esponenti del Consiglio comunale di Spoleto del gruppo Fratelli d’ Italia espongono il loro punto di vista, in seguito alla notizia del ricorso presentato, da alcune sigle sindacali, finalizzato alla dichiarazione di nullità del Contratto integrativo decentrato, stipulato il 28 dicembre 2020.
L’amministrazione comunale, attraverso la propria “delegazione di parte pubblica”, ha condotto, sin dal 2019 e, poi, per tutto il 2020, lunghe trattative sindacali, passando per numerosi incontri e dibattiti, assolutamente rispettosi dei canoni e dei principi che le normative contrattuali nazionali impongono, nell’ambito delle ordinarie e fisiologiche relazioni sindacali. Le trattative si sono svolte in un clima di reciproca comprensione, pur consapevoli di divergere su alcune particolari questioni legate al contratto integrativo decentrato; comunque, sempre confidando, che attraverso la normale dialettica che caratterizza gli incontri di contrattazione sindacale, si arrivasse poi a convergere sulle questioni di fondo più rilevanti.
Con la metodologia sopra descritta, così come prescriveva il nuovo Contratto nazionale degli Enti locali, entrato in vigore nel mese di maggio 2018, si è giunti alla elaborazione di un testo composto di 39 articoli, condividendo, anche attraverso grossi sforzi di mediazione tra la parti sindacali stesse, la disciplina di numerose voci ed istituti contrattuali, a livello decentrato locale.
Alcune sigle sindacali, segnatamente CGIL, UIL, CSA e alcuni componenti della Rappresentanza sindacale aziendale, hanno sempre manifestato, sin dai primi incontri tenutisi in comune, di essere interessati prioritariamente a disciplinare l’istituto delle “Progressioni economiche orizzontali” (avanzamenti economici di carriera dei dipendenti comunali), assicurando a tutto il personale assunto, e non ad una quota limitata ogni anno, (come prescrive la norma), a prescindere dall’effettivo merito e dalle valutazioni fatte dai dirigenti, questi scatti di carriera, in maniera quasi automatica; evidenziando insofferenza verso criteri meritocratici e selettivi, basati sulla valutazione della performance individuale.



Dato che l’indirizzo di giunta, fornito alla delegazione di parte pubblica, è sempre stato quello di approvare una disciplina contrattuale in cui fosse premiato adeguatamente il merito e la produttività del personale, anche in coerenza con quanto prescrive il Contratto nazionale del comparto e tutte le disposizioni normative in materia di pubblico impiego, su questo particolare istituto (ossia sulle progressioni economiche orizzontali) non si è raggiunto un punto di convergenza (solo su questo particolare aspetto). In sede di conciliazione, davanti al prefetto, le sigle sindacali hanno formulato un’ultima proposta sulla disciplina delle progressioni orizzontali, palesemente illegittima; tanto che ha incontrato il parere negativo del Collegio dei revisori dei conti, di cui questa amministrazione non ha potuto che prendere atto, senza contare il danno erariale per lo Stato (da ultimo Corte dei Conti Toscana sen. 288/2020)
Essendo arrivati al termine dell’anno 2020, la delegazione di parte pubblica ha evidenziato, negli ultimi incontri tenutisi, che era necessario siglare il Contratto decentrato integrativo; pena l’impossibilità, in caso di mancata sottoscrizione, di impegnare le risorse decentrate in tempo per evitare che, in base ai nuovi principi contabili, finissero in avanzo di amministrazione.
Ma, per la mancata intesa sulle progressioni economiche orizzontali, pur essendo stati regolarmente convocati, sia per la pre-intesa che per siglare definitivamente il contratto decentrato, i sindacati CGIL, UIl e CSA, unitamente alle RSU aziendali, decidevano di disertare gli incontri convocati per la firma; disconoscendo anche gli accordi raggiunti in merito a tutti gli altri istituti contrattuali.
A quel punto, si era al termine dell’esercizio finanziario 2020, per evitare pregiudizi per il personale dipendente, l’accordo veniva siglato esclusivamente, con senso di responsabilità, dalla delegazione di parte pubblica e dalla sola sigla sindacale che si presentava, vale a dire la CISL. Ciò ha consentito di impegnare le risorse decentrate per il salario accessorio dei dipendenti comunali, evitando che tali risorse finissero in avanzo di amministrazione ed, in tal modo, non fossero più utilizzabili.
Sorprendentemente, le sigle sindacali CGIL, UIL e CSA, lamentando che il contratto non rechi la firma della RSU, hanno chiesto al Tribunale di Spoleto di dichiarare la nullità del contratto integrativo decentrato del 28 dicembre 2020, ritenendo che si sia configurata una condotta antisindacale.
Attendiamo fiduciosi la sentenza del giudice convinti di aver sempre operato contemperando l’esigenza di rispettare principi e criteri delle normative contrattuali con le prerogative e le legittime aspettative del personale dipendente comunale.

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Commentiultimi pubblicati

Caterina 2021-07-25 00:18:57
E le scuole???? Non ne parliamo affatto?????
aurelio fabiani 2021-07-14 21:01:29
Il qualunquismi avanza, le idee muoiono. Italia morta.
Carlo neri 2021-07-12 18:31:34
Assurdo! Così si incentivano gli atti vandalici e di inciviltà.....a questo punto siamo arrivati.....forse è il fondo, ma stiamo anche.....
carlo 2021-06-16 11:54:36
Come solito, Lucidi, essendo ignorante, cioè non conoscendo i fatti, ma solo le chiacchiere, scrive del nulla.
carlo 2021-06-11 16:33:03
Ho visto spesso, dato che ci passo quasi tutte le mattine, qualche operaio a estirpare queste erbacce, ma poi ,.....