Piccioni, Loretoni e Cintioli: «La piena riapertura dell’ospedale non è un dettaglio propagandistico: è un dovere politico»

Pubblichiamo integralmente il comunicato stampa del Gruppo consiliare Insieme per Spoleto:
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​Il Partito Democratico dell’Umbria ha approvato un documento sulla sanità che contiene prospettive condivisibili: il rafforzamento del territorio, la presa in carico del cittadino, l’equità territoriale, l’investimento nel personale e la necessità di un Servizio Sanitario Nazionale finanziato adeguatamente, con l’obiettivo di arrivare almeno al 7% del PIL. Condividiamo pienamente questa impostazione generale e l’idea che la sanità umbra debba uscire dalla logica dell’emergenza permanente per tornare a programmare, con qualità, prossimità e diritto alla salute al centro.
​Un silenzio che preoccupa
​Tuttavia, proprio perché il documento regionale pone con forza il principio che “rafforzare il territorio non significa indebolire gli ospedali”, non possiamo non rilevare con preoccupazione ciò che esso tace – o lascia indefinito – rispetto all’ospedale San Matteo degli Infermi di Spoleto.
​Un documento che parla di rete ospedaliera, equità territoriale e continuità delle cure non può restare sul generico quando una struttura come quella spoletina si trova, nei fatti, in condizioni tali da rischiare la chiusura o un declassamento che ne svuoterebbe la funzione ospedaliera. Le ipotesi emerse nel dibattito sul nuovo Piano Sanitario Regionale – uscita di Spoleto dalla rete dell’emergenza-urgenza e dal punto materno-infantile, con riduzione a funzioni ambulatoriali o di supporto – rappresentano una prospettiva inaccettabile per la città, la Valnerina e l’intero cratere sismico.
​Il terzo polo: superato, non rinviato
​Riconosciamo come positivo il superamento, almeno di fatto, del progetto del cosiddetto “terzo polo” nella sua impostazione originaria: un modello che concentrava l’urgenza in una sede e relegava l’altra a funzioni residuali non ha mai potuto essere considerato una vera integrazione tra Foligno e Spoleto. Esso rischiava di trasformare un presidio ospedaliero in una struttura di secondo rango, penalizzando i cittadini e indebolendo l’intera rete sanitaria centro-umbra.
​Ma abbandonare un modello sbagliato non è sufficiente. Occorre ora dire con chiarezza cosa si intende costruire al suo posto. La parola “rete”, da sola, non garantisce nulla: una rete senza reparti attivi, senza primari, senza guardie, senza chirurgia, medicina, traumatologia, cardiologia, anestesia e rianimazione, senza Punto Nascita e Pediatria, è una rete solo sulla carta.
​Le nostre richieste
​È del tutto evidente che non possiamo accontentarci degli annunci e delle promesse, anche in considerazione del fatto che, ad oggi, nulla è stato fatto per restituire agli spoletini il loro Ospedale dell’Emergenza Urgenza. Tutt’altro: sono stati tolti posti letto, sono stati cancellati interi Reparti, gli organici, ridotti anche per il trasferimento di unità in altre sedi ospedaliere, non sono stati ricostituiti.
​Questi fatti, evidentemente sottovalutati da altri, ma non certamente dai cittadini di Spoleto, ci inducono a delle richieste ferme e non ambigue, e che abbiano, di conseguenza, un preciso cronoprogramma.
​Esse sono:
• ​La riapertura dei Reparti e dei Servizi attivi presso il nostro Presidio prima dell’ottobre 2020, a partire dall’Area Materno Infantile (Ostetricia con Punto Nascita e Pediatria) con, a seguire, il mantenimento dell’autonomia funzionale e gestionale (con attribuzione di specifiche risorse di personale sia medico che di comparto) delle Strutture caratterizzanti un DEA (Pronto Soccorso, Cardiologia UTIC, Anestesia e Rianimazione, Medicina, Chirurgia, Ginecologia, Ortopedia Traumatologia, Radiologia, Laboratorio Analisi e Centro Trasfusionale, Oncologia, Oculistica).
​Solo in tal modo, infatti, Spoleto, concretamente e non solo con fumose parole, potrà essere inserito nella rete ospedaliera dell’emergenza urgenza, svolgendovi il ruolo di un effettivo Ospedale Dea ed arrivando anche a promuovere, ed a facilitare, quei processi di integrazione assistenziale da tutti auspicati, ma che, ad oggi, hanno solo visto lo svuotamento del San Matteo e le “migrazioni” dei nostri (solo nostri) concittadini.
​Ciò che il documento non dice
​Il documento del PD umbro afferma giustamente che la distanza geografica non può diventare distanza dal diritto alla salute. Ma questa affermazione trova una verifica immediata proprio a Spoleto: se l’ospedale viene svuotato, i cittadini saranno costretti a spostamenti più lunghi, le urgenze rischieranno di gravare ulteriormente su Perugia e Terni, e le fasce più fragili della popolazione pagheranno il prezzo più alto.
​Il documento regionale, inoltre, insiste sulla necessità di una governance pubblica, misurabile e verificabile dai cittadini. Bene. Ma allora anche le scelte sull’ospedale di Spoleto devono essere esplicite, pubbliche e assunte con responsabilità politica. Non si può difendere in astratto la rete ospedaliera umbra e, al tempo stesso, lasciare aperta – o peggio implicita – l’ipotesi della chiusura di uno dei suoi presidi fondamentali.
​Responsabilità e onori
​Il PD di Spoleto ha più volte ribadito l’impegno assunto con la città: la piena riapertura di tutti i reparti e servizi, dopo chiusure determinate dalla precedente giunta regionale.
​Quell’impegno non è un dettaglio propagandistico: è un dovere politico.
​Chi può e chi deve dare risposte su questo tema – la Regione, la maggioranza, il Partito Democratico nelle sue articolazioni territoriali e regionali – deve ora prendersi le proprie responsabilità, oltre agli onori. Non bastano documenti condivisi sulle grandi linee: serve una scelta netta, scritta e vincolante, che garantisca che l’ospedale di Spoleto torni pienamente funzionante.
​Non bastano le formule per difendere la sanità pubblica e l’ospedale di Spoleto: servono reparti aperti, medici e infermieri stabili, primariati creati, servizi garantiti h24 e istituzioni che mantengano le promesse fatte ai cittadini.
​Paolo Piccioni
Donatella Loretoni
Giancarlo Cintioli