Visita del card. Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme dei Latini nel Carcere di Spoleto. Al mattino, alle 8.00, ha celebrato Messa nella Casa San Giuseppe delle Suore della Sacra Famiglia di Spoleto e poi si è recato in visita alla Cattedrale di Spoleto, accompagnato dall’Arcivescovo.
Appena giunto in Carcere, il Cardinale ha incontrato la dirigenza, l’area educativa e la Polizia Penitenziaria. Bernardina Di Mario, direttrice del Carcere ha salutato il Cardinale: “Un onore averla qui. Viene dalla Terra Santa, cuore della fede, ma oggi terra di dolore e morte. La sua presenza è importante e questo ricordo lo porteremo per sempre. Il nostro lavoro è complesso e richiede sacrificio e umanità: certamente lei ci darà la forza per andare avanti”. Pizzaballa: “Non sono abituato ad entrare nelle carceri italiane, comunque è sempre bello e interessante. Da 40 anni vivo in Terra Santa, ultimamente siamo dentro un periodo di grande dolore, dove odio e rancore sono il comune denominatore. Noi dobbiamo tenere accesa la fiamma della fiducia, un po’ come avviene in carcere. Dobbiamo ripartire dall’umanità, dall’ascolto: trovare questo equilibrio non è sempre semplice, ma è importante mettersi in gioco sempre. Mi diceva padre Marco Antonio, cappellano del Carcere, dei gesti di solidarietà dei detenuti per i bambini di Gaza: grazie. Questo è un bel segno di umanità che viene da questo luogo di fatica, dolore, solitudine”. Padre Marco Antonio Maria Uras: “Siamo lieti di accoglierla qui nella nostra Cappella. La sua visita è un segno di rinascita e speranza. È un ambiente complesso e non facile, ma ce la mettiamo tutta Grazie al supporto dell’area educativo-trattamentale e della Polizia Penitenziaria. Da questo Carcere è partita una catena di carità per Gaza che lei riceverà e porterà ai bambini di Terra Santa: questo è molto bello e significativo”. Il Cardinale ha incontrato a gruppi molti detenuti e con loro ha pregato e condiviso momenti della sua vita in Terra Santa. Così il Cardinale ai detenuti: “Quando incontro le persone che hanno perso tutto a causa della guerra vedo che anche dentro quel male, dove tutto sembra finito, c’è vita. Vi dico: in tutte le circostanze, anche le più difficili e dolorose, si può trovare vita. Preservate dentro di voi il desiderio di vita, ricordano che a tutti è concessa la possibilità di salvezza. Pregherò per voi e in Terra Santa dirò che vi ho incontrato e che abbiamo pregato insieme. Il vostro piccolo gesto di carità per i cristiani di Terra Santa è grande agli occhi di Dio”. Mons. Renato Boccardo: “Oggi qui si incontrano due sofferenze che sanno custodire la speranza: quella delle persone di Terra Santa provate dalla guerra e voi che vivete qui e avete la libertà limitata a causa del male commesso. Ricominciare è il verbo più urgente da declinare: è possibile guardare avanti, è ancora possibile fare qualcosa di bello, è possibile continuare a camminare. Grazie Eminenza, porti ad entrambe le popolazioni della Terra Santa il nostro saluto e la nostra preghiera”.







































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