L’Opinione di Galeno: Spoleto e la perdita di identità economica

Spoleto e la perdita di identità economica

Partiamo da un presupposto: Una città con 300 mila presenze , che rappresenta il 5% del turismo REGIONALE , non può “campare” solo di Turismo. Ho anche qualche dubbio sul concetto di città turistica per definizione..però, ormai lo si afferma da anni e ci piace così.

La nostra città si sta impoverendo economicamente e da più parti lo si scrive, lo si urla….Doveva arrivare la chiusura di una catena di abbigliamento intimo per far alzare l’ennesimo polverone.

Qualche riflessione è doverosa, ma vorrei spenderci poche righe, perchè staremmo a dilettarci e a filosofeggiare su nozioni che tutti i commercianti spoletini conoscono.

Alcune zone di Spoleto vivono una crisi annosa. Corso Garibaldi è la più eclatante. Succede in molte altre città. Serrande di piccoli negozi abbassate (il commercio detto di prossimità) certificato anche da fonti autorevoli come L’Ansa.

In Italia in 7 anni abbiamo perso 96.000 negozi di prossimità con un aumento del 101% di fatturato dei Discount e del 41% di commercio online.

Tutto ciò crea un impoverimento generale e svuotando strade e abbassando vetrine e luci si creano spazi vuoti che vengono spesso riempiti da situazioni di degrado.

Vorrei andare ancora più indietro con il ragionamento. Ora stiamo perdendo il commercio, ma quando abbiamo perso le nostre industrie? Quelli erano grandi incubatori di benessere generale che generava a cascata una economia locale estremamente florida. Basare, oggi , il reddito pro capite su tutto ciò che gravita intorno allo Stato è un errore economico primario.

Allora ho iniziato a vedere alcune città italiane come hanno reagito a crisi profonde di natura industriale. Ho visto esempi del nord italia e poi del sud italia, e ne è uscito qualcosa di interessante.

1. Torino (Parco Dora e OGR)

Torino è l’esempio italiano più iconico di trasformazione post-industriale. La città ha saputo reinventarsi radicalmente:

Parco Dora: Un’enorme area dove sorgevano gli stabilimenti Fiat e Michelin è stata trasformata in un parco post-industriale unico. Le vecchie strutture in acciaio e i pilastri della fabbrica sono rimasti in piedi, integrati in spazi verdi, aree per lo sport all’aperto e festival musicali.

OGR (Officine Grandi Riparazioni): Le storiche officine dei treni sono oggi un enorme polo della tecnologia, delle startup e dell’arte contemporanea, sostenuto da fondazioni private e istituzioni.

2. Milano (Bovisa e Porta Nuova)

Milano è la città italiana all’avanguardia nei processi di rigenerazione. Ha puntato tutto sull’unione tra università e imprese:

Quartiere Bovisa: Un tempo polo dell’industria chimica pesante, la Bovisa ospita ora il distretto di innovazione del Politecnico di Milano, incubatori di startup e laboratori scientifici avanzati.

Scali Ferroviari: La città sta completando la trasformazione dei suoi vecchi scali merci dismessi (come Porta Romana e Greco Breda) in quartieri verdi a zero emissioni e studentati.

3. Firenze (Manifattura Tabacchi)

Firenze ha applicato il concetto di reindustrializzazione legandolo alla cultura, alla moda e all’artigianato di alto livello:

Ex Manifattura Tabacchi: Questo immenso complesso industriale degli anni ’30 è stato recuperato e ospita oggi la scuola di moda Polimoda, atelier di artigiani, uffici per il co-working, un hotel e spazi per eventi. È diventato un distretto creativo autosufficiente che unisce la tradizione manifatturiera toscana alle nuove professioni digitali.

4. Ivrea (La transizione Olivetti)

La città piemontese è un caso scuola a livello globale. Dopo il declino della storica azienda Olivetti, la città non è morta ma si è riconvertita:

Polo tecnologico: Le storiche architetture industriali (oggi patrimonio UNESCO) sono state in parte riutilizzate per ospitare decine di piccole e medie imprese specializzate in informatica, elettronica e telecomunicazioni, salvando le competenze tecniche dei lavoratori del territorio.

Ma andiamo anche al Sud…o in città più piccole come Rovereto

1. Catania (Le Ciminiere e la “Etna Valley”)

Catania rappresenta uno degli esempi più virtuosi di recupero industriale associato alla crescita dell’innovazione tecnologica nel Meridione:

Le Ciminiere: Questo grande centro fieristico, congressuale e culturale sorge dal recupero degli antichi stabilimenti industriali ottocenteschi per la raffinazione dello zolfo.

La transizione hi-tech: Il territorio circostante si è guadagnato il nome di “Etna Valley” grazie alla capacità di riconvertire le competenze industriali tradizionali in poli per la produzione di microelettronica, semiconduttori e tecnologie legate alle energie rinnovabili.

2. Napoli (Città della Scienza e Pietrarsa)

Sebbene Napoli sia una grande città, i suoi progetti nell’area ex-industriale di Bagnoli e lungo la costa orientale sono modelli di riferimento:

Città della Scienza: Nata dal recupero di una vecchia fabbrica dismessa di concimi chimici della Federconsorzi, è diventata il primo museo scientifico interattivo italiano e un importante incubatore di imprese innovative.

Museo Nazionale di Pietrarsa: I vecchi padiglioni delle Reali Officine Meccaniche borboniche (dove nacque l’industria ferroviaria italiana) sono stati interamente riqualificati, trasformandosi in un polo culturale ed espositivo affacciato sul mare.

 

3. Favara, Agrigento (Farm Cultural Park)

Favara è il perfetto esempio di come un piccolo centro del Sud possa rinascere partendo dal proprio tessuto urbano fatiscente:

Rigenerazione guidata dall’arte: Un intero quartiere di case abbandonate e semi-diroccate nel centro storico è stato trasformato in una galleria d’arte e centro culturale indipendente a cielo aperto.

Impatto economico: Il progetto ha attirato turisti, artisti, nuove attività commerciali e professionali, ridefinendo l’economia di una cittadina un tempo associata quasi esclusivamente al degrado e all’abusivismo edilizio.

4. Rovereto, Trento (Progetto Manifattura)

Spostandoci in una città di dimensioni medio-piccole del Nord, Rovereto dimostra come un sito storico possa diventare un polo industriale d’avanguardia:

Innovazione green: All’interno della storica Manifattura Tabacchi (risalente all’Impero austro-ungarico), la provincia ha creato un hub industriale interamente dedicato alla sostenibilità.

Ecosistema virtuoso: Oggi ospita startup, medie imprese e centri di ricerca specializzati in edilizia intelligente, mobilità pulita ed economia circolare

Io credo che ogni tanto sarebbe opportuno copiare altre realtà a noi simili , perchè di incubatori dismessi ne abbiamo a iosa. Fossi un politico partirei sempre dai numeri, dagli attori economici che lottano ogni santo giorno e dalle idee che in altre città hanno dato ottimi risultati.