L’obiettivo: l’Arco di Druso e Germanico

Nuovo appuntamento con la rubrica settimanale “L’Obiettivo”, il nostro viaggio tra scorci, monumenti e dettagli che raccontano l’anima più autentica di Spoleto.

Questa settimana la macchina fotografica si è fermata lungo il percorso che da Piazza del Mercato conduce verso Piazza della Libertà, proprio nel punto in cui il tempo sembra sospendersi sotto l’ Arco di Druso, uno dei simboli più affascinanti della Spoleto romana.

L’arco, ad un solo fornice, è costruito in grandi blocchi di pietra calcarea scolpiti in facciata a formare una raffinata cornice architettonica. Ancora oggi colpisce per la sua imponenza e per il perfetto equilibrio delle proporzioni, tutte rigorosamente basate sull’antico piede romano: largo 28 piedi, pari a circa 8 metri e 30 centimetri, con piedritti di 7 piedi e una profondità di 14.

Un dettaglio sorprendente è rappresentato dalla sua base, oggi situata ben 160 centimetri più in basso rispetto all’attuale piano stradale. Una differenza che racconta, silenziosamente, i secoli di trasformazioni urbanistiche vissuti dalla città.

Da un lato il monumento si fonde con le abitazioni medievali che nei secoli lo hanno inglobato nelle proprie strutture; dall’altro poggia sui resti di un antico tempio romano del I secolo dopo Cristo. Un intreccio straordinario di epoche diverse che rende questo luogo uno dei più suggestivi del centro storico spoletino.

L’Arco di Druso venne eretto nel 23 d.C. per decreto del Senato romano dopo la morte di Druso, in onore di Druso Giulio Cesare e di Germanico Giulio Cesare, figure centrali della dinastia giulio-claudia.

La dedica è ancora leggibile grazie all’iscrizione posta sulla fronte dell’arco, lato Piazza del Mercato. Druso, figlio dell’imperatore Tiberio, era conosciuto come “Druso minore” per distinguerlo dallo zio Druso maggiore; Germanico, amatissimo generale romano, era invece nipote di Augusto e fratello adottivo dello stesso Druso.

Intorno al 1900 il celebre archeologo spoletino Giuseppe Sordini intuì l’esistenza di un tempio romano nascosto sotto l’area dell’arco. Con una raccolta fondi privata riuscì ad avviare i primi scavi esplorativi, aprendo la strada alle importanti campagne archeologiche successive.

Fu però soltanto nel 1955 che gli scavi portarono alla luce l’antico piano di calpestio romano, un pilone dell’arco, una colonna del tempio e lo stilobate, ossia la grande base in pietra sulla quale poggiavano le colonne dell’edificio sacro.

Tra gli elementi più curiosi emergono i quattro capitelli interni, uno dei quali oggi appena visibile. Attualmente si trovano a circa due metri di altezza e possono apparire insolitamente bassi; in realtà, considerando il livello originario del piano romano, raggiungevano quasi quattro metri.

I capitelli, rivolti verso l’interno dell’arco, decorano i pilastrini che sorreggono il fornice e testimoniano l’eleganza dell’architettura romana ancora perfettamente leggibile nel cuore della città.

Sotto l’Arco di Druso passano ogni giorno residenti e turisti, spesso senza immaginare di attraversare uno dei luoghi più antichi e simbolici di Spoleto. Eppure basta fermarsi qualche istante, alzare lo sguardo e osservare le pietre consumate dal tempo per percepire tutta la forza della storia che continua a vivere tra le vie della città.

L’appuntamento con “L’Obiettivo” torna la prossima settimana con un nuovo angolo da scoprire e raccontare.

Bibliografia: www.myspoleto.it