Nuovo appuntamento con le interviste del mercoledì su Due Mondi News. Questa settimana lasciamo l’asfalto e ci tuffiamo nel mondo delle corse sulle lunghissime distanze in montagna. Andiamo a conoscere Gianfilippo Schinetti, atleta spoletino classe 1993 che affronta gare di ultra trail dai 30 fino ai 120 chilometri, tra dislivelli estremi, notti nei boschi e sfide al limite della resistenza fisica e mentale.
Gianfilippo, nel territorio spoletino sei uno dei pochissimi atleti che affrontano gare di ultra trail da 30 fino a 120 chilometri: come ti sei avvicinato a questa disciplina estrema e cosa ti ha fatto innamorare della corsa in montagna?
“È nato tutto durante il periodo della pandemia: non lavoravo e il tempo per riflettere era molto. Sentivo la necessità di appassionarmi a qualcosa e, soprattutto, volevo avere delle storie da raccontare.
La scelta del trail running deriva principalmente dal senso di pace che si prova nell’essere a contatto con la natura, in ogni sua sfaccettatura e stagione. La lontananza dalla frenesia della città, seppur piccola come Spoleto, è rigenerante e, contrariamente alla corsa su strada, questa è una disciplina più lenta, dove hai la possibilità di fermarti e goderti ciò che ti circonda.
Scoprendo questo mondo del running ho iniziato ad approfondire gli eventi nazionali e a interrogarmi su cosa potessi fare e quale fosse il mio limite. Questa voglia di scoperta mi accompagna ogni anno nella stesura del calendario gare: ogni stagione cerco di alzare l’asticella scegliendo eventi sempre più impegnativi.”
Preparare competizioni così lunghe richiede una grande tenacia fisica e mentale: come si struttura il tuo allenamento settimanale e quanto conta la componente psicologica durante una gara?
“Dipende tutto dal tipo di gara che si affronta. La preparazione richiede molto allenamento: si può passare dai 60 chilometri settimanali di mantenimento fino ai 140 o più in vista delle gare più lunghe.
Per quanto riguarda la resistenza muscolare, si allena tranquillamente con programmi specifici, volti anche a migliorare la soglia degli infortuni. Bisogna avere una conoscenza molto approfondita dei propri limiti, così da poter gestire al meglio la gara e incontrare il più tardi possibile i muri mentali.
Per limitare i traumi muscolari e articolari inserisco anche uscite in bici. La parte più difficile, però, è la resistenza mentale: ci si deve abituare a restare vigili per molte ore di gara, di giorno e di notte.
L’attenzione sul percorso deve rimanere sempre alta per non imbattersi in radici, pietre o altri ostacoli. È facile cadere in una sorta di trance: tra i pochi rumori che percepisci ci sono i tuoi passi. Generalmente la cadenza va dai 90 ai 200 e oltre, e questo porta a sentire un suono molto ritmato. Nei boschi o in montagna ti accompagna solo questo ‘tamburo’ e l’attenzione può venire meno.
In gara si affrontano salite del 30%, passaggi scoperti e discese tecniche: tutte situazioni che cerco di ricreare in allenamento per sentirmi il più possibile a mio agio.”
Lo Spoletino offre percorsi naturali molto diversi tra loro: quali sono i sentieri o le zone del territorio che preferisci utilizzare per allenarti e perché?
“Lo Spoletino offre percorsi che sfociano anche nella Valnerina, quindi si riescono a fare uscite davvero belle. Tra i passaggi immancabili mi vengono in mente il Monte Fionchi, la Patricana, Valcieca e molti altri.
Devo ammettere che il territorio boschivo e montano spoletino lo conosco piuttosto bene, ma si riescono comunque a creare combinazioni sempre diverse, così da rendere interessante ogni uscita.
Mi piace usare anche i percorsi delle gare circostanti, tra Umbria, Marche e Lazio, prendendo spunto da tracciati come il Monte Cucco, il Monte Catria o il Terminillo.”
Sei tesserato con Runcard e rappresenti una realtà ancora poco conosciuta da queste parti: che messaggio vorresti dare ai giovani o agli sportivi spoletini che magari vorrebbero avvicinarsi all’ultra trail running?
“Nell’anno corrente mi sono tesserato tramite Runcard per poter partecipare a questi eventi.
Il messaggio che vorrei trasmettere è quello di ‘fuggire’ dai percorsi urbani, prendersi del tempo per esplorare il comprensorio montano che circonda la città, avere cura di ciò che non ci appartiene e contribuire al suo mantenimento, sempre con attenzione e, se necessario, affidandosi a persone esperte.
Vorrei incentivare tutti a creare le proprie storie, senza troppe paure. Credere in se stessi, al di là dei giudizi altrui. Io ho usato la corsa, ma esistono centinaia di altri modi: darsi degli obiettivi e cercare di superarli.
Siamo in grado di fare cose straordinarie: basta la giusta motivazione e circondarsi delle persone giuste, che sappiano incentivarci nei momenti migliori e peggiori. Mi piacerebbe poter mettere la mia esperienza a disposizione per crescere e migliorare insieme.”
Nelle ultra trail si passano spesso molte ore da soli, immersi nella natura e nella fatica: quanto è complicato, non avendo punti di riferimento come nelle grandi corse su strada, mantenere la concentrazione e non rischiare di perdere il ‘passo’?
“Devo ammettere che, personalmente, non è così complicato. Non bisogna lasciarsi spaventare dalla distanza o dal dislivello. Quello che succede, e di cui bisogna avere consapevolezza, è che dalla partenza si va avanti un passo dopo l’altro fino a raggiungere il traguardo.
Nel periodo precedente alla gara si programma tutto: tempi di passaggio, integrazione ai ristori, quanti e quali gel assumere, quanto bere, il materiale più corretto e via dicendo.
I chilometri passano e anche le salite. Arrivano i momenti di down: magari si è sbagliato il carbo load oppure il maltempo ti costringe a correre sotto la pioggia per ore, e allora mollare sembra la soluzione più semplice.
Proprio lì mi tornano in mente le ragioni che mi hanno spinto a fare tutto questo. Devo ammettere che la mia compagna, che mi sostiene in tutte le mie fatiche, è un’ottima ragione per non mollare: non vorrei mai chiamarla e dirle che non ce l’ho fatta.”
Quali sono i tuoi prossimi obiettivi?
“Quest’anno ho scelto appuntamenti davvero difficili. A luglio parteciperò alla Monte Rosa Walserwaeg by UTMB, 120 chilometri con 8200 metri di dislivello positivo, poi a settembre partirò per il TOR100, 100 chilometri e 8000D+.
Inseguo l’estrazione per l’Ultra-Trail du Mont-Blanc da tre anni: forse il prossimo sarà quello buono.
Mi piacerebbe allungare ulteriormente le distanze e provare gare internazionali, oppure partire per la Marathon des Sables.”
Ringraziamo Gianfilippo Schinetti per la disponibilità e diamo appuntamento ai nostri lettori alla prossima settimana, quando conosceremo una donna, ottima trail runner e tra le migliori Spartan della sua categoria… a mercoledì!




























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