Anatomia di una fragilità: Hilary Siciliano e il coraggio di mostrarsi senza filtri

Oggi Due Mondi News si ferma di fronte alla storia di Hilary Siciliano. Si ferma per ascoltare una voce autentica, capace di raccontare quelle crepe interiori che spesso cerchiamo di nascondere al mondo. Scrittrice spoletina, classe 1992, e nota in rete come “La ragazza a testa scalza”, Hilary debutta con “Anatomia di una fragilità”, un romanzo intenso che dà forma al caos emotivo e alla ricerca di sé.
La protagonista è Zoe: una vita all’apparenza perfetta, con una famiglia che ama e una quotidianità ordinata, sotto la quale si nasconde però un senso di vuoto silenzioso. Tra la paura di non essere abbastanza e il desiderio profondo di tornare a sentirsi viva, Zoe incarna il percorso di tutte quelle donne che si sono sentite, almeno una volta nella vita, “troppo” sensibili o terribilmente sole.

Per entrare nel cuore dell’opera, abbiamo rivolto tre domande direttamente all’autrice.

Il tuo percorso personale è segnato dall’alopecia e dalla ricerca di un’autenticità “a testa scalza”. Quanto c’è di te nella storia di Zoe e com’è nato il romanzo?

«In Zoe c’è tutto di Hilary. L’interiorità, la sensibilità, quella mente contorta che mi caratterizza e che mi spinge a intrecciarmi nei miei stessi pensieri. Non sono brava a parlare, sono molto emotiva, e questo mi gioca sempre brutti scherzi. Ma quando scrivo, riesco a mettere nero su bianco come mi sento davvero. E subito mi sento meglio.
Ho scritto il mio primo romanzo mentre frequentavo l’università, ma poi l’ho buttato. Scrivere mi fa sentire viva. Entro nella vita di ogni personaggio, è come se in quei momenti stessi vivendo tante vite in una volta sola. Lo trovo bellissimo.
Anatomia di una fragilità nasce da un momento di sofferenza reale, quando ho capito che l’unica cosa che poteva salvarmi era scrivere. E senza accorgermene ho iniziato a versarci dentro non solo la storia, ma anche pezzi di me che non avevo mai raccontato a nessuno. Quelle cose che sentivo di dover urlare, tirare fuori una volta per tutte.
Quando ho riletto i primi due capitoli mi sono detta una cosa semplice: questa volta la pubblico.»

Nel libro racconti la paura delle proprie fragilità. Perché è ancora così difficile accettarle senza sentirsi “sbagliate”?

«È una domanda che vorrei rivolgere a ogni donna. Penso che molto risale all’infanzia. Siamo un po’ tutti vittime del nostro passato, delle ferite che portiamo dietro senza saperlo.
Ma c’è un punto che mi interessa molto: abbiamo confuso l’essere donne forti con l’essere invincibili e perfette. Sono due cose completamente diverse. Quando pensiamo a una donna forte e realizzata, spesso pensiamo a qualcosa che non fa una piega, che non mostra debolezze. E questo crea un peso incredibile.
C’è stata tutta una narrazione sociale che ci ha insegnato a dimostrare costantemente il nostro valore nascondendo tutto quello che potrebbe sembrare fragile. Oggi i social amplificano questa cosa in modo esponenziale. Siamo bombardati da immagini di perfezione, da stereotipi, e gli adolescenti crescono dentro questo. È ancora più difficile per loro riconoscersi come “abbastanza”.
Secondo me la soluzione è un’educazione emotiva consapevole. Insegnare a riconoscere le proprie emozioni senza vergogna, a gestirle, a capire che sentirsi fragili non ti rende sbagliata. Quello costruisce davvero una donna forte. Perché una donna forte è quella che sa stare dentro le sue crepe senza nasconderle.»

Se potessi far arrivare un’unica sensazione a chi chiuderà l’ultima pagina del libro, quale vorresti che fosse?

«Vorrei che chi chiude l’ultima pagina di Anatomia di una Fragilità si senta meno solo.
Quando ho scritto il libro non mi aspettavo niente. Sognavo di vederlo in libreria, di far arrivare la mia storia a tutte le donne che magari hanno vissuto quello che ho vissuto io. Ma non avrei mai immaginato quello che è successo.
I messaggi che ricevo mi hanno insegnato cosa davvero conta. Donne che mi scrivono per dirmi che si sentono meno sole, che si riconoscono in Zoe, che grazie al libro si sono permesse di guardare le proprie crepe. In quel momento ho capito: al diavolo le vendite. Se riesco ad aiutare anche solo una donna ad affrontare un momento difficile, se le do la sensazione che non è sbagliata per essere fragile, allora ho fatto quello che dovevo fare.»

Anatomia di una fragilità non è solo un racconto di rinascita, ma un invito sincero a fare pace con le proprie ferite. Il libro è attualmente in campagna di preordine: è possibile sostenere il progetto e prenotare la propria copia direttamente su Bookabook a questo link:

https://bookabook.it/libro/anatomia-di-una-fragilita/

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