Pizzaballa a Spoleto: «La violenza è un’illusione. La pace nasce dalla fiducia»

«La violenza è un’illusione». È una frase che arriva forte, nel cuore di Spoleto, dalle parole del cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca Latino di Gerusalemme. Parole pronunciate davanti a una platea attenta e partecipe, nel corso dell’incontro ospitato nella Chiesa del Sacro Cuore e promosso dall’Archidiocesi di Spoleto-Norcia nell’ambito delle iniziative per l’VIII Centenario della morte di San Francesco d’Assisi.
A introdurre l’incontro è stato l’arcivescovo  mons. Renato Boccardo che ha espresso vicinanza alle popolazioni israeliane e palestinesi. «Non siamo né contro gli uni né contro gli altri», ha detto. «Sono popolazioni intere che soffrono e patiscono giorno dopo giorno a causa della violenza, dell’odio e della guerra».
Poi il racconto della Terra Santa attraverso la voce di chi vive quotidianamente le conseguenze del conflitto. Pizzaballa ha parlato delle ferite di Gaza, della situazione in Cisgiordania e delle comunità costrette a convivere con paura, rancore e sfiducia.
Il punto centrale del suo intervento è stato però il rapporto tra forza e pace.

«L’illusione – ha spiegato il Patriarca – è quella che con l’uso della forza militare si possano ricostruire nuovi equilibri nel Medio Oriente e stabilire nuove prospettive per la pace». Le case possono essere ricostruite, ha osservato, ma «ricostruire la fiducia» è un compito molto più difficile.
Un concetto reso ancora più concreto dal racconto di un incontro con centinaia di giovani musulmani in un’università di Gaza devastata dalla guerra. Pizzaballa si aspettava domande politiche. Sono arrivate invece domande sul senso della vita, sulla fede e sul futuro.
Quando il Patriarca ha affermato che «noi cristiani rifiutiamo la violenza, qualunque forma, da qualunque origine», i giovani si sono alzati in piedi applaudendo. Un momento che Pizzaballa ha letto come un segno: anche nella devastazione rimane un desiderio di vita, la volontà di guardare oltre la guerra e di immaginare un futuro diverso.
Da qui il richiamo al ruolo della Chiesa e della società civile. Associazioni, giovani, israeliani e palestinesi continuano, nonostante tutto, a incontrarsi e ad aiutarsi. Ed è proprio da questi piccoli spazi che, secondo Pizzaballa, può ripartire un dialogo oggi sempre più difficile tra cristiani, ebrei e musulmani.
«Non possiamo permetterci il lusso di non parlarci», ha detto.
La speranza, allora, non consiste soltanto nell’attesa della fine della guerra. La domanda da porsi, ha suggerito il Patriarca, non è soltanto «quando finirà» questa situazione, ma anche «come viverci dentro», continuando a generare vita, relazioni e fiducia.
Un messaggio che guarda già al futuro e che Pizzaballa ha affidato alle parole conclusive del suo intervento: «Io non so a cosa il Signore ci sta preparando. Una cosa però la so: quando si potrà ricostruire qualcosa di diverso, noi vogliamo esserci. E noi come Chiesa ci saremo».
Una promessa di presenza, ma anche un invito a non lasciare che la guerra abbia l’ultima parola.