Volti di Spoleto: Simone Cruciani, astro spoletino della pallavolo

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  • Coach Cruciani si racconta a Due Mondi News: “L’amore per la pallavolo è stato un vero e proprio colpo di fulmine, una passione travolgente che continua a crescere giorno dopo giorno”

    di Alessio Cao 

    (DMN) Spoleto – Volti di Spoleto rivolge oggi il suo sguardo al mondo dello sport, una realtà di fondamentale importanza sociale, momento di crescita per i giovani, affermazione per molti adulti, coesione e anche impresa economica. Facciamo la conoscenza di un giovane spoletino che ha fatto dello sport la sua professione, Simone Cruciani, allenatore di pallavolo, partito dalla nostra città ed ora giunto, con una brillante carriera, alla guida del Team Volley Portomaggiore.

    Coach Cruciani, quando nasce la sua passione per la pallavolo?
    La mia vita è sempre stata caratterizzata dall’amore per lo sport in generale, ho avuto il piacere di provarne tanti e di essermi appassionato a molti di più. L’amore per la pallavolo è nato più tardi rispetto ad altri, ma è stato un vero e proprio colpo di fulmine, una passione travolgente che continua a crescere giorno dopo giorno. Mi ci sono avvinato seguendo mia nipote, sono stato uno zio giovane, ho iniziato a praticarlo e quasi per scherzo ho intrapreso il ruolo di aiuto allenatore , o meglio come aiutante in palestra, di Stefano Mascetti nella stagione 2007/2008, nelle giovanili della Monini Marconi.

    Come ha maturato la scelta di guidare una squadra dalla panchina? Ci racconti il suo esordio come allenatore.
    Ho maturato l’idea di diventare allenatore al termine di quella stagione, proprio in una chiacchierata con Stefano, seduti in un bar di Spoleto. Capii che quella era la mia strada. Che questo potesse anche diventare il mio lavoro invece l’ho realizzato nella stagione 2009/2010, quando mi proposero un contratto triennale ad Olbia. Il mio esordio come primo allenatore è avvenuto nella stagione 2008/2009. Mirco Giappesi mi ha dato la responsabilità di seguire l’U16 B della Monini Marconi Spoleto, un gruppo prevalentemente U14, che svolgeva anche quel campionato per migliorare la prioria esperienza di gioco. La prima gara fu alla palestra della scuola Pianciani, contro l’Etruria Volley del tecnico Puya Montezemi, vincemmo per 3-1 (25-22 28-30 25-18 25-22). Non ho una gran memoria, ho solo il vizio, tramandato proprio da Mirco Giappesi, di scrivermi tutte le gare da primo allenatore. Dopo svariate stagioni sono arrivato alla 373.

    Siamo in una nazione di allenatori, tutti dicono la loro nello sport. Ci dica lei, da professionista, qual è il segreto di un buon allenatore? Come interviene per cambiare il corso di una partita?
    Non ci sono segreti per essere un buon allenatore, non è un concetto che si può esprimere con certezza. Non ci sono formule magiche o ricette per svolgere questo ruolo. Come mia priorità metto sempre la credibilità. E’ importante non perderla nei confronti dell’atleta, altrimenti recuperarla è quasi impossibile. Essere se stessi ed essere chiari quando si prende una decisione. Cambiare il corso di una partita tal volte è semplicemente un discorso di inerzia di gioco, dovuta a degli episodi. Le scelte di un allenatore sono sempre ponderate, a volte trovano i propri frutti e tutti ti danno del mago, altre volte invece no e la scelta viene criticata. Il ruolo dell’allenatore vuole che vengano prese delle decisioni, e qualsiasi essa sia sarà sempre fatta con un’idea migliorativa. Poi il risultato dipende da tante varianti.

    Gestione dello spogliatoio, gioie e dolori.
    La gestione di uno spogliatoio dipende sempre da chi è composto. Ogni uomo, o donna è unico nel suo modo di essere ed è importante riuscire a capire i canali di comunicazione individuali per poi concentrarsi sugli equilibri dell’intera squadra. Le gioie e i dolori sono quelli di tutte le famiglie, quello che si vive nelle nostre case lo si vive anche nella quotidianità in palestra.

    Lei ha avuto molte esperienze in giro per l’Italia, partendo da Spoleto con la Monini-Marconi, passando per Orvieto, per la Sardegna e approdando ora a Portomaggiore. Qual è stata la sua maggior soddisfazione sportiva?
    Ho avuto modo di allenare in molte realtà italiane e questo credo sia un grandissimo bagaglio di esperienza. Conoscere differenti ambienti ti apre la testa e ti permette di non avere mai certezze, perchè magari quelle che hai sono giuste per un posto, ma non per l’altro. Il primo grande insegnamento su questo aspetto me lo diede Francesco Marcetti, presidente della Pallavolo Olbia, quando mi disse di concentrarmi nell’aprire la mia mentalità. Non riesco però a classificare la mia maggior soddisfazione sportiva perché tutte hanno un valore univoco. Il primo titolo regionale giovanile vinto a Olbia come assistente allenatore. Il primo campionato vinto da primo allenatore a Orvieto con la promozione in B2. Il primo titolo regionale giovanile vinto da primo allenatore alla Emma Villas Siena, la prima vittoria in Junior League e in Boy League con la Emma Villas Siena, le esperienze con la rappresentativa regionale Umbra, con il fantastico settimo posto al trofeo delle regioni, la promozione in Superlega con la Emma Villas Siena, il mondiale pre-juniores vinto la scorsa estate in Tunisia, per il quale ci tengo sempre a ringraziare il capo allenatore Vincenzo Fanizza, per la fiducia e per avermi fatto vivere un’esperienza davvero unica. Per finire l’ultima stagione a Portomaggiore con il primo posto, fino all’interruzione del campionato. Questi sono dei momenti che porto nel cuore, ma anche la soddisfazione di lavorare con tante persone che mi hanno fatto crescere e migliorare è un qualcosa che va considerato tra gli aspetti belli di questa professione.

    Quali sono i suoi obbiettivi personali e professionali nel breve e lungo termine?
    Il mio obiettivo personale è quello di migliorarmi e crescere anno dopo anno. Mi piace non pormi dei limiti e provare a raggiungere i massimi successi e traguardi a cui questo ruolo può aspirare. La cosa certa è che faccio fatica a vedermi lontano da questo mondo.

    Le piacerebbe tornare a Spoleto ad allenare?
    Non posso nascondere che una tra le cose che mi piacerebbe fare, prima di terminare la mia carriera, è quella di allenare la squadra della mia città in quei palcoscenici che l’anno vista protagonista in tanti anni di gloriosa storia sportiva. Spoleto ha la pallavolo nel sangue e la pallavolo ha bisogno di Spoleto.

    Veniamo ai saluti di rito della nostra rubrica. Ci dica un pregio e un difetto dello sport spoletino.
    Non credo di essere in grado di poter dare giudizi sia positivi che negativi su lo sport spoletino, sono più di 10 anni che sono lontano da Spoleto e non ne conosco a pieno le dinamiche. Spero però che ci sia attenzione alle strutture sportive dove i ragazzi vanno ogni giorno a svolgere le proprie passioni. Lo sport è una cosa seria, di grande importanza sociale, merita attenzione e rispetto.

     

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    Maria Grazia PROIETTI 2020-07-01 16:06:49
    Io non ho capito: tre preti fra S. Giacomo e Cortaccione e uno solo per Sacro Cuore e S. Sabino?.....
    Paolo 2020-06-30 22:54:58
    Buonasera, sono un appartenente della parrocchia di San Gabriele dell'Addolorata di Cortaccione, vorrei fare delle esternazioni in merito ai frequenti.....
    Moreno angeli 2020-06-29 11:02:45
    Carlo Alberto, perlomeno è rimasto il ricordo. Il ricordo di noi amici di una volta. Quello dei ragazzi di oggi,.....
    Carlo Alberto Bussoni 2020-06-29 06:56:21
    Speranze di gioventù andate tutte deluse grazie al tradimento dei sindacati, dei partiti sedicenti di sinistra. e del menefreghismo generale......
    Alexandra Almon 2020-06-26 22:57:11
    Carissimo Gianni Burli, la tua situazione sembra la fotocopia di quanto vissuto da noi negli ultimi due anni. Grazie a.....