Volti di Spoleto: Giancarlo Colis, il costume diventa arte

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  • «visitai i laboratori teatrali del Festival dei Due Mondi, appena si aprì di fronte a me quello spettacolo esclamai: Ecco quello che mi piace fare!»

    Nasce oggi, dalla penna e dalla fantasia del nostro collaboratore Alessio Cao, una nuova rubrica di interviste, che ci porterà a conoscere i personaggi più interessanti del panorama spoletino, dalla politica allo sport, dall’arte all’imprenditoria, dalla tradizione alla storia.

    Nasce “Volti di Spoleto”

    di Alessio Cao

    (DMN) – Conosciamo ora un illustre concittadino, Giancarlo Colis, scenografo e costumista spoletino affermato nel mondo del cinema e del teatro, Giancarlo ha lavorato alla realizzazione di film importanti come “Mission” e “L’ultimo imperatore”, collaborando con registi e attori di fama mondiale.

    Ci racconti qualcosa della sua professione Giancarlo, come nasce? Quali sono i punti cardine della sua formazione?

    Un lontano giorno di quarant’anni fa ero alla ricerca di una professione, girando in vari luoghi, chiedendo informazioni, arrivai a visitare i laboratori teatrali del Festival dei Due Mondi.
    Appena si aprì di fronte a me quello spettacolo esclamai: “ Ecco quello che mi piace fare”!

    Iniziai gli studi di teatro presso l’Istituto d’Arte di Spoleto, proseguendoli poi nell’Accademia delle Belle Arti di Roma. Questi furono anche gli anni delle prime esperienze lavorative, all’inizio nella provincia, poi oltre, collaborando con personaggi famosissimi del mondo del teatro come il regista Mauro Bolognini. Nel periodo di permanenza a Roma ebbi modo di proseguire nelle piccole realizzazioni teatrali e frequentai i laboratori di scenografia dei grandi maestri Petrassi e Valentini, rimasi incantato in quel mondo di fiaba e creatività, dedicando alla parte pratica del lavoro molto del mio tempo libero.
    Tornai poi a Spoleto per dirigere una scuola e laboratorio di costume in ambito Festival dei Due Mondi, con numerose realizzazioni, alcune anche per uno spettacolo diretto dal regista Marignoli, molto conosciuto in città.

    Un percorso affascinante Giancarlo, sicuramente pieno di sacrificio, dal quale emerge la grande passione che alimentava il fuoco e il desiderio di migliorare, ardenti nel cuore di questo giovane costumista spoletino. Quali erano al tempo le sue emozioni? Cos’era per lei il “costume”?

    In quel periodo ci fu la mostra del costume di Marco Polo, firmata da Enrico Sabbatini. Quei costumi, esposti nella chiesa di Santa Eufemia mi abbagliarono, sembravano personaggi vivi che con la loro presenza incombevano su di me. Penso spesso a quelle emozioni durante i miei lavori e ne deduco che il costume non è solo filologia e ricerca sterile, ma vita!
    Fare spettacolo non è fare un museo, bisogna raccontare attraverso l’emozione l’interiorità dei personaggi, la loro psicologia, il senso stesso della vita.

    Quali sono i lavori a cui è più affezionato? Quali le collaborazioni più interessanti che ha avuto?

    Iniziai la mia vera carriera professionale con una chiamata inaspettata, proprio del regista Sabbatini, che mi accolse nella sua casa a Roma insieme al noto costumista e mio futuro maestro Marcel Escoffier. Mi interrogò sul cinema e sul teatro, forse per saggiare la mia preparazione e la mia visione del lavoro. Negli incontri successivi parlammo a lungo e giunsi ad avere un contratto per il film “Mission”. Feci campionature dei tessuti, conteggi, tagli, tinture e invecchiamenti. Alla fine mi ritrovai a fare l’intero film “Mission”, del regista Roland Joffè, realizzando oltre diecimila costumi!

    Questo film mi aprì le porte per altri importanti lavori come “L’ultimo imperatore”, “La lettera scarlatta”, “The seventy scroll” e “Il mercante di Venezia”. In seguito mi sono scisso tra teatro e cinema collaborando a lungo anche con la nota attrice, scrittrice e regista Franca Valeri.

    Un’esperienza fantastica la sua Giancarlo, come anche quella del suo ultimo lavoro, il film italiano “Ci alzeremo all’alba” che ha ottenuto un notevole successo di pubblico e critica ed anche un prestigioso premio al festival del cinema di Toronto. Quali sono i suoi progetti attuali?

    Da oltre dieci anni lavoro con il regista Brokchaus sia nella prosa che nella lirica e ho girato gran parte dei teatri del mondo, dall’Australia alla Cina, dal Kazakistan all’Europa. In questo momento lavoro ad un’ascesa e caduta della città di Mahgonny per il regio di Parma, una ripresa della famosa Traviata degli specchi e una Carmen al teatro di Toulon in Francia.

    Che visione ha del futuro del costume e della scenografia in Italia?

    Credo che il teatro non morirà mai finchè ci sarà l’uomo, ma si modificherà. La tecnologia avanza, l’importante è non tradirlo mai con scelte gratuite e grossolane solo per moda o scalpore, come spesso oggi viene fatto da alcuni registi.

    Grazie Giancarlo per il suo racconto e per la passione che ha messo nel suo lavoro, una passione che traspare da ogni parola, da ogni ricordo. Concludiamo con qualche consiglio da esperto ai giovani che vogliano iniziare oggi una carriera nel suo settore.

    Ci sono molte scuole nel settore, bisogna essere curiosi e accertarsi di fare scelte oculate. In molti teatri che ho girato si organizzano corsi e stage per diventare professionisti, lavorando con artigiani straordinari e abili tecnici. La via è sempre più sottile, quindi bisogna avere preparazione culturale, pratica, abilità tecnica e un po’ di fortuna.

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