Umbria dimenticata: Simboli e segreti dei Templari nella chiesa di Santa Caterina

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  • Il misterioso labirinto inciso nella pietra è forse un falso?

    di Alessio Cao

    (DMN) – Il viaggio di Umbria dimenticata sulle tracce dei Templari continua nel cuore verde d’Italia e ci porta una volta ancora al centro della regione, nei pressi della città di Acquasparta.
    Nelle vicinanze dell’area archeologica di Carsulae, antica città Romana posta lungo la via Flaminia, al confine tra Terni e San Gemini, si trova una chiesa persa all’interno dei boschi, avvolta da un fitto alone di mistero che potrebbe nascondere qualche oscuro segreto.
    Parliamo della chiesetta di Santa Caterina a Poggio Azzuano costruita intorno alla metà dell’XI secolo.
    La presenza dei cavalieri Templari in zona è accertata in diversi studi e documenti, in particolare nella vicina cittadina di Cesi.
    Quel che resta di questo edificio di culto si trova nella zona collinare che sovrasta Carsulae, è raggiungibile solo a piedi dopo circa un quarto d’ora di cammino nella fitta macchia boschiva umbra. Si presenta al visitatore priva di tetto e in parte diruta, ma ancora maestosa, come un silente guardiano posto a perenne veglia di un mistero il cui eco ci arriva attraverso i secoli.
    Le mura della chiesetta sono ancora in buono stato di conservazione ed entrando al suo interno si vede subito l’abside, dotato di tre piccole finestre e una strana struttura in muratura posta al di sotto, simile ad un forno, dall’uso ignoto.
    Lo sguardo attonito dell’esploratore viene a questo punto immediatamente carpito da un particolare unico nel suo genere, un labirinto realizzato con grande maestria,inciso nell’intonaco al di sopra della porta che conduce nelle stanze annesse al corpo principale della chiesa.

    Questo disegno, dalla grande valenza ermetica, era utilizzato sin dall’antichità come simbolo iniziatico, poi ripreso anche dall’Ordine Templare come rappresentazione grafica del viaggio interiore ed esteriore di ogni adepto, che percorrendolo avvicina la propria anima alla divinità. Nelle immediate vicinanze si trovano realizzate con la stessa tecnica altre figure geometriche ed in particolare la doppia M, ricollegabile alla rappresentazione simbolica di Maria Maddalena, indicata da alcune correnti di pensiero, definite eretiche dalla chiesa cattolica, come la moglie di Cristo.
    Abbiamo approfondito il significato di questi simboli ed in particolare la loro realizzazione, sottoponendo le immagini al vaglio di critici esperti del settore.
    Con molta probabilità ci troviamo di fronte ad un falso, creato di recente, vista anche la scarsa usura delle incisioni, che se fossero originali dell’epoca, dovrebbero essere notevolmente più erose dagli agenti atmosferici, vista la mancanza del tetto della chiesa.
    Chi si aggira ancora in questi boschi? Per quale motivo ha deturpato, seppur con ingegno, conoscenza approfondita delle tematiche templari e tecnica sopraffina, il muro interno della chiesa?
    Santa Caterina ha realmente ospitato i cavalieri Templari, magari anche nel periodo della loro persecuzione e porta con se i suoi misteri.
    Nel silenzio dei boschi, in mezzo a quel che resta della gloria di un tempo, le voci dei cavalieri, cullate dal vento, sussurrano ancora all’orecchio del visitatore.

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    Commentiultimi pubblicati

    Carlo Alberto Bussoni 2019-10-22 07:44:46
    Sì, ma non è Piazza del mercato, ma via Arco di Druso!
    Andrea 2019-10-18 13:37:56
    Una persona che quando parla si capisce cosa dice, peccato che non si candidi lei a rappresentare l'Umbria e Spoleto......
    Sonia Comessatii 2019-10-15 22:00:10
    Non mi sembra un atto serio e circostanziato se non fanno il nome dell'assessore competente. Chi è? Lavori pubblici? Scuola?
    Stefano Conti 2019-10-15 17:08:07
    prima la cina con brunini e poi non si è fatto niente, poi dovevano salvare la minerva e anche li.....
    Anna 2019-10-09 23:42:41
    Buonasera volevo informarvi che il cognome Non bellomo ma belluomo riferendomi al articolo sul artista corrado belluomo.