Dopo la pausa estiva ricomincia il nostro viaggio attraverso le storie dei runner del territorio. Uomini e donne di ogni età, persone lontane dall’idea dell’atleta professionista, ma accomunate dalla scelta di trasformare l’attività fisica e uno stile di vita sano in una fonte di benessere fisico e mentale, capace spesso di condurre verso traguardi che sembravano impossibili.
Nel nostro percorso abbiamo incontrato l’infinito Paolo, nonno Silvio, l’instancabile Stefania, l’anima Spartan di Giulio e Giorgia e le corse interminabili di Gianfilippo. Oggi bussiamo alla porta dell’Atletica Winner Foligno per conoscere Tommaso Ministrini.
Spoletino doc, originario di Collerisana ma residente a Foligno, Tommaso è tesserato con la società folignate. Ha compiuto 44 anni appena due giorni fa ed è endocrinologo nel reparto di Medicina dell’Ospedale San Matteo degli Infermi di Spoleto.
La sua storia è particolarmente interessante perché unisce due mondi solo apparentemente distanti: quello della medicina e quello della corsa. Tommaso ha iniziato a correre a 39 anni, quasi per gioco, e in appena cinque anni ha trasformato quella prima esperienza in una vera passione per le lunghe distanze.
Una storia che racconta come la corsa possa diventare molto più di un semplice esercizio fisico e come, anche partendo da zero, sia possibile inseguire traguardi sempre più ambiziosi.
Tommaso, tu sei endocrinologo e runner. Quanto ti ha aiutato la corsa, anche professionalmente, a capire meglio il corpo, il metabolismo e l’importanza dell’attività fisica per la salute?
“La corsa mi ha aiutato moltissimo, sia nella vita privata sia in quella lavorativa.
Dal punto di vista professionale, l’esercizio fisico è fondamentale per il benessere del corpo e della mente e, quindi, per la nostra salute. Inserire l’attività fisica nella routine quotidiana e trasformarla in uno stile di vita non è sempre semplice, ma, proprio come una corretta alimentazione, contribuisce alla costruzione e al mantenimento di un organismo in salute, capace di incidere positivamente sulla qualità della vita.
Sul piano personale, invece, la corsa mi ha permesso di scoprire un nuovo Tommaso che non conoscevo. Ho iniziato a correre a 39 anni, quindi abbastanza tardi, e mi sono scoperto più disciplinato, più capace di gestire il mio corpo e la fatica, ma soprattutto più attento ad ascoltare i segnali che arrivano dal corpo e dalla mente durante l’attività sportiva. Ho imparato a interpretarli e a cercare di dare loro le risposte più adeguate a seconda del momento.
La corsa mi ha ricordato anche quanto sia importante calibrare l’alimentazione sull’attività sportiva: scegliere i nutrienti più utili, sia dal punto di vista qualitativo sia quantitativo, in base alle nostre necessità metaboliche, riducendo ciò che è superfluo e ciò che può essere addirittura dannoso.”
Diciamo la verità: 50 chilometri, come quelli della Romagna, non sono proprio la classica “corsetta per tenersi in forma”! Cosa scatta nella testa di chi decide di andare così lontano? E dove finisce la ricerca del benessere e comincia la sfida con se stessi?
“Come ripeto, ho iniziato a correre a 39 anni, quasi per scherzo. Mi trovavo al mare con due miei cari amici che un giorno mi dissero di essere stanchi della classica vita da “ombrellone” che, da papà con bambini piccoli, facevamo in quel periodo durante le vacanze.
Detto fatto: mi proposero una corsetta di cinque chilometri sul lungomare per il giorno successivo. Inutile dire che tornai abbastanza provato, ma da quel giorno non ho più smesso di correre.
Compatibilmente con gli impegni lavorativi e familiari, ho iniziato ad aumentare progressivamente i chilometri e a pensare di partecipare a qualche gara. Nel 2022 mi sono iscritto all’Atletica Winner Foligno, la società della città in cui vivo e di cui avevo sempre sentito parlare molto bene. Nello stesso anno ho corso la mia prima Strafoligno, una gara di 10 chilometri.
Da lì è stato un crescendo: prima di tutto della passione per questo sport e poi dei chilometri percorsi, fino a trovare nelle lunghe distanze una vera e propria passione nella passione.
Credo che il benessere sia insito nella corsa. Che si corrano i cinque chilometri che ho affrontato la prima volta oppure 50 o più chilometri, l’importante è che ci sia sempre il piacere di farlo.
È chiaro che, nel caso di una maratona o, ancora di più, di un’ultramaratona, siano necessarie una preparazione fisica e mentale specifica e una predisposizione a mettere alla prova i propri limiti. Le crisi sono inevitabili e bisogna imparare ad affrontarle e superarle.”
Da endocrinologo lo sai bene: movimento, alimentazione e metabolismo sono strettamente collegati. Ma se avessi davanti una persona che ti dice “non ho tempo per fare sport”, cosa le risponderesti? Quanto può bastare, concretamente, per cominciare a stare meglio?
“Ai miei pazienti che mi dicono di non avere tempo per fare sport rispondo sempre che dovrebbero riuscire a ricavare almeno 60 minuti al giorno, per almeno tre volte alla settimana.
Bisogna considerare lo sport come una vera e propria “terapia” per il corpo e per la mente, un momento di riconciliazione con il proprio io più autentico. È un momento in cui si incontrano fatica, limiti da superare, riflessioni e leggerezza. Insomma, c’è un po’ di tutto.”
Sei tesserato dal 2022 per l’Atletica Winner Foligno, ma la corsa è spesso considerata uno sport molto individuale. Quanto conta invece avere una squadra, degli amici, qualcuno con cui condividere allenamenti, fatiche e traguardi?
“L’Atletica Winner Foligno è un gruppo fantastico e sono orgoglioso di farne parte. Mi sono avvicinato a questo sport con una certa timidezza e conoscevo davvero poco il mondo del running.
Devo molto alla Winner per tutto ciò che ho imparato, sia dal punto di vista tecnico sia da quello umano. Mi hanno insegnato l’importanza della condivisione degli allenamenti, delle fatiche e dei traguardi, ma anche ad amare davvero uno sport considerato individuale e che, invece, è capace di creare rapporti umani unici.
La Winner rappresenta tutto questo: la grande passione per la corsa, l’amicizia, la condivisione, il valore del sacrificio e la competenza.”
E poi c’è il sogno: il Passatore, 100 chilometri. Tu che hai già messo le gambe alla prova sulla 50 km, cosa ti affascina dei 100? È più difficile preparare il corpo a quella distanza o convincere la testa che sì, puoi davvero arrivare fino in fondo?
“Non nego che sto preparando questa sfida. Non la nomino troppo per scaramanzia, perché chissà se riuscirò davvero ad arrivarci.
Il fascino di quella gara è unico, tanto quanto la sua difficoltà. Tutto appare molto impegnativo, sia nella preparazione del corpo sia in quella della mente.
Per ora vado avanti seguendo il programma, con la speranza di non dover affrontare stop o problemi fisici.
Si dice che, se lo pensi, puoi farlo. Vorrei che fosse davvero così.”
Grazie a Tommaso per la disponibilità e per aver condiviso una storia che dimostra come la corsa possa iniziare quasi per gioco e trasformarsi, passo dopo passo, in una sfida con se stessi. Appuntamento a mercoledì prossimo per una nuova storia… tutta da correre.



























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