Riceviamo e pubblichiamo integralmente:
La mozione è nata a seguito della raccolta di firme promossa dalla Rete Palestina libera contro il riarmo e per la pace di Spoleto e sottoscritta da 300 cittadini di Spoleto, con la quale si sollecitava un impegno concreto dell’amministrazione comunale nel richiedere, nelle opportune sedi, la riduzione nazionale ed internazionale della spesa militare, con la creazione di nuovi percorsi di disarmo e utilizzo delle risorse liberate dalla spesa militare per spese sociali, ambientali e per il rafforzamento degli strumenti di pace.
Spesso viene detto che il riarmo crea lavoro, ma i dati raccontano una storia diversa. Un miliardo investito in armamenti crea circa 3.000 posti di lavoro. Lo stesso miliardo utilizzato nel settore ambientale, ne crea 8.000; nel settore sanitario si arriva a 12.000 e nell’istruzione addirittura a 14.000. La scelta su dove mettere le risorse non è tecnica, è puramente politica ed ideologica.
L’Italia del 2025 emerge come una nazione profondamente ancorata a una cultura della pace, evidenziando una frattura netta tra le strategie geopolitiche e il sentire comune. Mentre le istituzioni spingono per raggiungere gli obiettivi di spesa NATO, due terzi dei cittadini si oppongono al riarmo, rivendicando una diversa priorità: spostare i fondi dalle armi al welfare. Con il 72% delle preferenze accordate alla spesa sociale, l’Italia vanta il primato europeo per il desiderio di investire sulla vita quotidiana piuttosto che sulla difesa.









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