Ieri sera, alle 21.30, quasi naturalmente, piazza Duomo ha cominciato a cantare.
Un passaparola veloce, qualche messaggio sui social e sulle pagine di questo giornale hanno portato sulle scale del Teatro Caio Melisso tanti spoletini, con le chitarre in mano e una storia da condividere: quella di Francesco Guccini, scomparso il 6 agosto nella sua Pavana, a 86 anni.
Sono arrivate “L’avvelenata”, “La locomotiva”, “Bologna”, “Eskimo”, “Autogrill”. Canzoni conosciute, amate, tramandate. Le hanno cantate insieme persone di età diverse, come accade quando un autore riesce a superare il proprio tempo e diventare patrimonio di tutti.
Nessuna celebrazione preparata. Solo il desiderio di esserci, di suonare, di cantare. Di dire grazie.
E c’è qualcosa di speciale nel fatto che si fatto proprio in piazza Duomo. Qui Guccini aveva cantato nel 2008, lasciando alla città uno di quei concerti che restano nella memoria. Ieri sera, senza di lui, sono tornate le sue parole.
Sotto le stelle di San Lorenzo, Spoleto ha trasformato il ricordo in musica.
«Restano i sogni senza tempo, le impressioni di un momento»
Foto e video, firmati Due Mondi News







































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