Spoletini all’estero: Carlo Quaglietti, el cocinero de San José

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  • Un maestro di Yoga e ristoratore da Spoleto ad Almeria

    di Alessio Cao

    (DMN) – Spoletini all’estero parte alla volta di Almeria, in Spagna, per conoscere Carlo Quaglietti, cittadino spoletino che ha lasciato la nostra verde Umbria per l’assolata Spagna.

    Cosa ti ha spinto a trasferirti all’estero?
    Mi ha spinto il desiderio di ricrearmi in un ambiento nuovo e sconosciuto. Sui vent’anni passai un periodo abbastanza sfigato, per uscirne fuori bruciai un po’ tutto ciò in cui credevo e istintivamente sentii che andar fuori mi avrebbe aiutato nel processo di rigenerazione.
    Dapprima andai a Potsdam, a mezz’ora da Berlino, e ci rimasi due anni. Poi, nel 1998, partii per il sud della Spagna.

    Di cosa ti stai occupando?
    Mi occupo di Yoga. Ho un piccolo centro in cui imparto classi, a parte ovviamente dello studio e pratica personali. A tempo perso poi gestisco un ristorante.

    Come si vive quotidianamente ad Almeria? Potresti dirci pregi e difetti di questa città?
    Non vivo ad Almeria, che mi rimane ad una mezz’ora di macchina. Vivo in un paesello sul mare,  che si chiama San José, dentro di un parco naturale (Parque Natural Cabo de Gata-Níjar). Per le spiagge vergini che ci sono tutt’intorno è un paese altamente turistico. In estate si riempie di turisti e lavoratori,mentre in inverno rimaniamo quattro gatti.
    Apprezzo molto la vita qui perché, a mio avviso, c’è molta liberalità di costumi. Anni fa, forse, un po’ troppa liberalità. Adesso è più “normale”. San José, pur essendo un paese piccolo, è comunque estremamente cosmopolita, cosicché ognuno fa un po’ la sua vita, senza particolari pressioni esterne.
    A la gente di qua in generale piace la festa. È gente allegra e aperta. Come controparte però , nel lavoro non sono particolarmente seri o creativi. Anche in questo aspetto comunque, con gli anni, le cose sono cambiate molto. Poco a poco è subentrata la cultura del lavoro che è più tipica dei paesi del nord Europa. Più efficenza, più competitività, più serietà, più esigenze, più ansia, più alienazione.

    Si dice spesso che Spagna e Italia siano simili, paesi mediterranei con molti punti in comune. Quali secondo te sono i più tangibili e quali invece le differenze più evidenti?

    La similitudine tra Spagna e Italia viene in genere fatta per contrapporla alla cultura dei paesi del nord Europa. Un certo relativizzare l’approccio con il lavoro, per esempio, è una caratteristica tipica di questi due paesi. Probabilmente ciò è dovuto, almeno in parte, alla diversa visione del valore del lavoro tra la cultura protestante e quella cattolica. Però, come ho già detto, questa differenza va diminuendo. In Spagna, come in Italia, c’è l’idea di un nord lavoratore ed efficiente, esemplificato con il catalano o il basco, e un sud fannullone e festaiolo, esemplificato con l’andaluso.
    Tra i punti in comune a me pare ci sia una certa furbizia caratteriale. Fino a un certo punto ciò può anche essere un pregio, però superati certi limiti, finisce per diventare una limitazione. A quel punto preferisco allora il rigore e la serietà di altri paesi.
    Se c’è una parola che per me esprime la differenza più evidente tra questi due paesi è “fluidità”. Una “fluidità” dovuta al fatto che lo spagnolo non si preoccupa eccessivamente di nascondere gli scheletri nell’armadio.
    Un’ altra tangibile differenza si deve all’elevato estro innovativo e creativo dell’italiano, soprattutto nel mondo dell’artigianato e dell’industria. Un primato di eccellenza che solo raramente la creatività spagnola raggiunge.

    Come sta girando l’economia spagnola? Ci sono possibilità diverse dall’Italia?

    Non sono un economista. Tolto il PIL, lo spread, la disoccupazione, l’inflazione o deflazione, mi pare che fondamentalmente l’economia spagnola giri, come quella italiana, attorno alle esigenze di mercato di un “capitalismo suicidario” (espressione del sociologo Ulrich Beck).
    A mio avviso queste esigenze non sono affatto dovute a leggi economiche inevitabili, come qualcuno vorrebbero far credere. Non credo che sia inevitabile che l’1%, o giù di lì, della popolazione mondiale possegga il 50% delle ricchezze mondiali.
    A parte la macroeconomia, in Spagna ultimamente c’è una crescente burocratizzazione per l’apertura di esercizi pubblici, ciò non favorisce affatto l’economia. In Olanda, per esempio è tutto molto più facile.
    C’è poi anche un costante aumento delle tasse. Anni fa, confrontandomi con i miei fratelli, che ugualmente lavorano nel settore della ristorazione, pagavo molte meno tasse di loro. Il divario è poi però diminuito con gli anni.
    Comunque sia, se sei un bravo cuoco e un buon impresario, ci sono buone possibilità di far fortuna in Spagna, dato che la cucina italiana funziona molto bene.

    Spagna e tradizioni. L’Europa, sulla spinta animalista e ambientalista, respinge in maniera sempre più forte alcune tradizioni radicate in Spagna come la corrida. Cosa ne pensano e come la vivono gli Spagnoli?

    Gli spagnoli sono divisi sull’argomento, anche se ultimamente l’ago della bilancia pende a favore degli animalisti. Anni fa, quando sorse la questione della dubbia eticità di questo spettacolo, i taurini erano molto più numerosi e la loro voce molto più autoritaria e incisiva. Adesso sono invece una minoranza, e lo spagnolo medio è molto più sensibile alla brutalità della tauromachia. Io credo che come oggi è inammissibile uno spettacolo come quelli celebrati nel Colosseo, un domani non molto lontano, sarà inammissibile uno spettacolo pubblico come la corrida.

    Cosa ti è mancato maggiormente in questi anni di Spoleto e dell’Italia? Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

    Sono il contrario di una persona nostalgica, a differenza del mio amico Andrea Coccia, che saluto. Quindi in tutta sincerità non posso dire che mi sia mancato qualcosa. Nonostante ciò , soprattutto negli ultimi tempi, torno sempre con molto piacere. I primi di ottobre sarò lì, e c’è già organizzata una partita a calcetto nel campetto di Santa Rita, con gli amici Ruben Coccia, Piergiorgio Conti, Gaetano Fiorillo, Simone Gobbi, Gianfilippo Giannoli, e tanti altri! Un saluto a tutti e alla famiglia ovviamente!
    Il mio progetto per il futuro prossimo, o lontano, è quello di diventare Dio. Ci sto lavorando ma non è per niente facile!

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    Commentiultimi pubblicati

    Sonia Comessatii 2019-10-15 22:00:10
    Non mi sembra un atto serio e circostanziato se non fanno il nome dell'assessore competente. Chi è? Lavori pubblici? Scuola?
    Stefano Conti 2019-10-15 17:08:07
    prima la cina con brunini e poi non si è fatto niente, poi dovevano salvare la minerva e anche li.....
    Anna 2019-10-09 23:42:41
    Buonasera volevo informarvi che il cognome Non bellomo ma belluomo riferendomi al articolo sul artista corrado belluomo.
    Marco Morichini 2019-10-08 22:50:46
    Spero che la notizia del raddoppio ferroviario Terni-Spoleto non sia solo campagna elettorale!
    daisy 2019-09-11 18:20:47
    Per caso fra i vari artisti c'è anche FABRIZIO CONSOLI? l'ho sentito in Germania dove è famosissimo . Grazie