Scuola Primaria “Giuseppe Sordini”: a Villa Redenta la mostra conclusiva del progetto “L’Isola che c’è”

Nella suggestiva cornice di Villa Redenta si è tenuta la mostra conclusiva del progetto di arteterapia “L’Isola che c’è”, un percorso che ha coinvolto gli alunni della classe quinta della Scuola Primaria “Giuseppe Sordini” di Spoleto. L’iniziativa, condotta da Marianna Talegalli e Ilaria Toppo, arteterapeute in formazione al secondo anno presso la Scuola di Arteterapia La Cittadella di Assisi, ha offerto ai ragazzi uno spazio di elaborazione profonda in vista di un momento di transizione fondamentale: il passaggio alla scuola media.
Per accompagnare i bambini in questo viaggio, da marzo a maggio il gruppo classe è stato invitato a trasformarsi simbolicamente in un arcipelago: un insieme di isole in cui ogni terra emersa rappresentava l’identità del singolo alunno, impegnato a scoprire e proteggere la propria unicità e i propri confini personali, pur continuando a navigare e a cooperare in un mare comune di relazioni.
Attraverso l’uso mirato di materiali artistici, elementi naturali, stoffe, fili di lana e collage, e grazie alla totale sospensione del giudizio, l’arteterapia ha offerto ai bambini un canale di espressione non verbale, permettendo loro di dare una forma visibile e tangibile a vissuti che talvolta faticano a trovare spazio nelle parole. Toccare la materia, impastare le paure, tessere fili o costruire ponti tridimensionali ha consentito agli alunni di elaborare i propri cambiamenti interiori, rafforzare l’autostima e individuare nuove risorse interiori per affrontare le piccole e grandi sfide della crescita.
L’evento finale a Villa Redenta ha restituito alle famiglie e al corpo docente la ricchezza di questa esperienza attraverso un’esposizione immersiva articolata in dieci tappe, ripercorrendo la mappa del tesoro che ha guidato i ragazzi durante l’anno.
La mostra e il progetto si sono conclusi con la tappa del Saluto, un momento di profonda restituzione emotiva. Per l’occasione, l’esperienza non è rimasta confinata ai soli racconti, ma ha preso vita coinvolgendo direttamente anche i genitori. Le famiglie sono state infatti invitate a varcare la soglia del setting per partecipare a un breve laboratorio espressivo insieme ai propri figli.
La speranza condivisa dalle conduttrici, dalle insegnanti e dalle famiglie è che questo percorso non rimanga soltanto una mostra di bellissimi manufatti artistici, ma che abbia lasciato in ciascun bambino un piccolo e fertile “semino” di consapevolezza e resilienza, pronto a germogliare con cura e amore nel nuovo capitolo di vita che i ragazzi si apprestano a scrivere.