Massoneria e letteratura: intervista a Giovanni Tomassini

  • Letto 702
  • Presentato il suo ultimo ed interessante lavoro di ricerca storica raccolto nel libro “Virtus et Vitium”

    (DMN) – Giovanni ci incontriamo nuovamente per parlare della tua ultima ed imponente opera letteraria di ricerca storica: “Virtus et Vitium”. Raccontaci, di cosa parla il tuo libro?

    Questo libro è nato per una coincidenza emozionante: tempo fa andai a Narni a visitare la “Narni Sotterranea” e dall’istante in cui sono entrato in quel luogo, il carcere della Santa Inquisizione, ho avvertito strane sensazioni non facili da raccontare. Ho iniziato allora a studiare per approfondire quello che avevo visto, ad un certo punto però mi sono fermato perché non riuscivo ad andare avanti nella ricerca.
    Fu in quel periodo che ricevetti la visita di una Signora narnese, inviatami dal Professore, e Accademico Milanese, Morris Ghezzi, allora gravemente malato. La Signora mi spiegò che la sua visita era dovuta al fatto che essendo io spoletino e studioso di storia avrei potuto dedicarmi alle ricerche della famiglia Statera, famiglia della madre del Ghezzi, originaria di Castel San Felice sul Nera, che dal 1600 era vissuta a Spoleto. La Signora mi comunicò che lo studio aveva tempi ristretti, perché il desiderio di sapere e vedere la casa degli avi, seppure in foto, rappresentava l’ultimo sogno per il Professore che versava in condizioni di salute molto precarie. Lasciai qualunque tipo di studio e mi misi subito all’esame di quanto richiesto, i risultati furono sorprendenti, perché trovai non solo quello che cercava Morris ma, straordinariamente, il punto di arrivo a cui ero pervenuto, superava l’ostacolo che avevo incontrato nella precedente ricerca. Dopo aver inviato le mie conclusioni, con le foto della casa, al Professore prima della sua dipartita, ripresi lo studio accantonato. L’opera di ricerca, durata tre anni, è stata fatta in librerie antiquarie d’Italia, d’Europa e sulle stampe anastatiche dell’India. Di fronte però non avevo più uno studio su un carcere della Santa Inquisizione in una cittadina Umbra, di fronte avevo la storia della Massoneria Italiana del XVII secolo.


    Un’opera particolare la tua, un Mutus Liber, quindici tavole dipinte senza descrizioni ed un’antologia di opere, quindici brani più uno di chiusura. Come nasce l’idea di strutturare così il libro?


    Quando decisi di scrivere un libro, compresi che non poteva essere un “libro normale”: troppe cose c’erano da dire e molte altre da non dire, in quanto un uso errato, da parte di chi ignora certe tematiche, avrebbe ingenerato confusione. Considerato il periodo principale dello studio – il XVII secolo – mi venne in mente il Mutus Liber, quindi tavole dipinte e non descrizioni. Capii che era troppo difficile e quindi pensai ai libri di Franco Maria Ricci, stupende immagini con brani antologici a completamento. Ecco questa era la strada da percorrere. Considerai il titolo e, per stare alla moda del tempo, lo tradussi in latino e per me scelsi uno pseudonimo. Ho diviso il nuovo libro in due parti, la prima, il libro muto è fatto da quindici tavole dipinte più la copertina, e la seconda è formato da una antologia di opere, composta da quindici brani più uno di chiusura, che sono le porte per meglio entrare nei disegni.
    Ovviamente un libro così non poteva essere di grande tiratura, ragione per cui ne sono state stampate solo 200 copie; la copertina poi è stata concessa gentilmente dalla Galleria degli Uffizi di Firenze: l’Apollo e Marsia del Guercino è l’immagine che riassume tutta l’opera.

    Bisogna avere delle particolari conoscenze per comprenderlo?

    Come detto precedentemente, nella stesura del mio libro “Virtus et Vitium” mi trovai davanti un groviglio di informazioni da narrare, troppe e troppo articolate con alcune decisamente difficili. Per questo mi ispirai a FMR e al suo precursore del XVII secolo, l’autore del “Mutus Liber”, cioè un libro di sole immagini e brani antologici a completamento. Disegni senza commenti in cui tutto è demandato al lettore, che leggendo queste “tessere” forma nella sua mente un mosaico. Il quadro finale rimane esclusivamente di chi legge, senza alcuna mediazione: tutto è demandato alle sue conoscenze. Quello che ho scritto è un puro “volo pindarico”, cioè saltare da un argomento all’altro, senza “apparenti” nessi logici: vorrei far nascere nella mente dei miei lettori un film, il proprio film, che evolve continuamente nello spazio e nel tempo, secondo la personale conoscenza ed esperienza.

    Parliamo della nascita della Massoneria. Dai tuoi studi emerge la possibilità che la Massoneria in Italia fosse presente molto prima della fondazione della prima Gran Loggia d’Inghilterra nel 1717. È possibile?

    Si, la Chiesa di San Nicolò, accanto alla casa degli Statera, fu la chiave che aprì la porta verso questo mondo. Successivamente in una libreria antiquaria di Firenze mi imbattei in un libro del Conte Bernardino Campello, e leggendo un suo scritto, capii che ero sulla strada giusta. La Venezia del XVII secolo infine, e un’altra libreria antiquaria a Graz, in Austria, completarono il quadro. Seppure chiamata in altro modo, di fronte avevo la proto massoneria italiana del XVII secolo con i suoi attori principali. Avevo trovato il Gran Maestro, gli adepti, le sedi, le loro opere etc, esattamente come sarà in futuro la Gran Loggia d’Inghilterra.

    In che modo e dove operava?

    Operava al bene dell’umanità, scavando voragini al vizio e innalzando templi alla virtù.
    Ufficialmente questo era il tema. La relazione letta a Spoleto dal Conte Bernardino Campello il 1° maggio del 1641 ne è la dimostrazione; dalla sua opera il titolo del libro: “Virtus et Vitium”. Negli scritti di questi Signori, le cui origini vanno da Palermo a Lugano nel Canton Ticino, toccando tutte le regioni d’Italia, traspaiono eclatanti le premesse di quello che sarà l’Illuminismo del XVIII secolo e successivamente il Risorgimento Italiano.

    Massoneria quindi che affonda le sue radici storiche proprio nella nostra Umbria. Che ruolo aveva nel territorio?

    Decisamente si, in città come Spoleto, Norcia, Perugia, Gubbio e Città di Castello, vi erano illustri personaggi che già nel XVII secolo lavoravano alla crescita culturale del popolo umbro, alla nascita della democrazia e all’unità d’Italia. La fine di Giordano Bruno a Campo de’ Fiori e la condanna di Galileo Galilei avevano insegnato però ad operare in modo velato, ed è quello che dimostro nel mio libro. Le loro opere sono “Fabulae non Fabulae”, opere cioè che trattando temi frivoli, a volte ironici, in realtà parlavano d’altro. Prendiamo ad esempio Giovan Battista Lalli da Norcia che nella sua “Franceide”, opera ironica sulla disfida di Barletta, dice tra una facezia e l’altra:

    Fer piaghe immedicabili, e morali,
    a la sua stessa madre, i propri figli,
    misera Italia, indi venieno i mali,
    onde venir dovean fidi consigli;
    trasser mai sempre i mostri empi infernali,
    dal tuo seno materno i tuoi perigli:
    ch’esser mai non poteva Italia oppressa
    fuor che da l’armi de l’Italia stessa.

    Come vediamo chi per primo uscì dalla cronaca e trattò la disfida di Barletta come riscatto italiano non fu Massimo d’Azeglio, con il suo Ettore Fieramosca, ma Giovan Battista Lalli da Norcia più di due secoli prima.

    Una domanda storica. Pur con mancanza di conseguenzialità temporale, possiamo definire la Massoneria erede di alcuni dei segreti dei Templari?

    Certamente sì, il 13 ottobre 1307 non furono arrestati tutti i Templari ma solo alcuni e neanche tra i più significativi: Jacques de Molay allora ufficialmente il Gran Maestro in realtà era analfabeta. Subito dopo l’ultimo incontro Templare del 1318 nell’allora territorio di Spoleto, dove i cavalieri decisero passare all’oblio e lavorare segretamente, il Papa Giovanni XXII nel 1326 indisse ad Avignone un Concilio per condannare queste riunioni segrete. Negli atti tra l’altro si dice:
    “… si possono vedere nel nostro paese dei nobili, e persino della gente del popolo formare delle associazioni … vietate dalle leggi divine e umane. Una volta l’anno costoro, con la scusa di essere una confraternita, si riuniscono in un luogo fortificato, e prestandosi mutuo giuramento, promettono solennemente di difendersi … avviene sovente che essi indossino una stessa uniforme con insegne particolari e che eleggano un capo al quale giurano obbedienza, Siffatte organizzazioni offendono la giustizia etc … “.
    Da questo Concilio, dalla Bolla Papale “Vox in Excelso” e da altre azioni scaturì la “damnatio memoriae” dei Templari. Spoleto, così come tutta l’Italia, non è stata immune da questa opera di silenzio forzato, anzi. Fu per questa ragione che il Sansi, e tanti altri, hanno parlato “tra le righe” dei Templari di Spoleto/Ferentillo. Altri ancora, per ragioni di “lavoro”, hanno evitato accuratamente di parlarne, se non in privato, facendolo scrivere ad altri.

    Un’ultima domanda. Dove si può acquistare questo libro?

    Richiedendolo alla casa editrice Volumnia di Perugia, a me, oppure ordinandolo all’Editoriale Umbra Sas di Foligno, la Feltrinelli o la IBS via web.

    Share

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    Commentiultimi pubblicati

    carlo 2021-06-11 16:33:03
    Ho visto spesso, dato che ci passo quasi tutte le mattine, qualche operaio a estirpare queste erbacce, ma poi ,.....
    carlo 2021-06-11 16:28:35
    E poi mi vengono a parlare di "digitalizzazione"| Ma dove, se le strutture sono ancora quelle dei tempi di Marconi?
    Aurelio Fabiani 2021-06-09 12:59:23
    Di nuovo il Centro sinistra. Cioè la solitaminestra liberale e liberista che dietro la difesa dei diritti civili nasconde la.....
    Paolo Marchetti 2021-06-09 06:10:45
    Giovanni Falcinelli non è stato solo un maestro di musica. Giovanni Falcinelli è stato innanzitutto un grande educatore per generazioni.....
    Aurelio Fabiani Casa Rossa 2021-05-25 08:40:16
    Si delude chi si illude. Questo debito per la città è colpa anche di chi ha dato credito alle promesse.....