Gian Paolo Loreti: ‘l’Arma dei Carabinieri nella Resistenza

  • Letto 1801
  • (DMN) Spoleto – in occasione delle celebrazioni del 25 aprile, il presidente della sezione ANPI di Spoleto, il partigiano Giampaolo Loreti, ha tenuto il proprio  discorso in piazza della Libertà parlando del ruolo dell’Arma dei Carabinieri nella Resistenza. Proponiamo di seguito il testo integrale dell’intervento:

    ‘Ben altro tempo avrei dovuto avere a disposizione per trattare l’argomento “L’Arma dei Carabinieri nella Resistenza” estratto dal libro “Possa il mio Sangue Servire” del giornalista Aldo Cazzullo.
    Il martirologio dei Carabinieri Italiani nella lotta di liberazione è impressionante oltre che poco conosciuto, sono migliaia i Carabinieri che hanno combattuto nelle file della Resistenza e sono morti nei campi di prigionia dopo aver rifiutato l’adesione alla Repubblica di Mussolini. Di loro si è sempre parlato troppo poco anche se si trovano Carabinieri in tutte le grandi Formazione Partigiane in Italia e all’estero. Come non si ricordano mai abbastanza i Carabinieri che presero parte alle 4 GIORNATE DI NAPOLI, o i giovani “allievi che a Porta San Paolo a Roma, con i Granatieri e la Popolazione opposero una eroica Resistenza Armata all’invasione Nazista della Capitale. 2115 sono i caduti, 6500 i feriti, 620 morti, 230 i carabinieri nei campi di concentramento. 750 Medaglie al Valor Militare. Medaglia d’Oro alla Bandiera dell’Arma.
    Ritengo opportuno ricordare il radiomessaggio del novembre 1943 da radio Bari del Tenente Colonnello Marco Bianco, Sfuggito alla retata nella Capitale per la deportazione in Germania.
    “Carabinieri ! chi vi parla è un vostro Ufficiale che, dopo aver fatto il suo Dovere attraverso drammatiche vicende è riuscito a ricongiugersi ai Fratelli dell’Italia Liberata, constatando come del resto non avevo mai dubitato che nell’Italia Meridionale l’Arma è in efficienza (è rimasta al suo posto).
    Chi vi ha detto che l’Arma non esiste ha mentito, chi ha insinuato che l’Arma non è più all’altezza delle Sue Tradizioni non è nel Vero, domandatelo all’Ufficiale dell’Arma che nella notte dell’Armistizio difese la Capitale e con i suoi Carabinieri cadde a San Paolo dopo aver combattuto contro i tedeschi”. l’ordine che arriva via Radio è quello di restare fedeli al Re. Anzi Mussolini l’avevano arrestato. E questo il Duce non poteva tollerarlo. Così con i Carabinieri i Nazifascisti si accanirono anche fisicamente fino alla deportazione in massa del 7 ottobre del 1943. Fu fondato il Fronte clandestino di Resistenza dei Carabinieri. La chiamano la Banda Caruso dal nome del Generale Filippo Caruso, che la Guida. Il Capo Operativo della Banda Caruso è il tenente colonnello Giovanni Frignani. E’ lui il Carabiniere che fisicamente ha arrestato il Duce per ordine del Re. Il 23 gennaio 1944 i Tedeschi in seguito ad una soffiata arrestano Frignani sua Moglie e due ufficiali che hanno partecipato all’arresto di Mussolini. Frignani pur torturato in presenza della moglie non parla.
    Giovanni Frignani, Ugo de Carolis e Raffaele Aversa saranno trucidati 2 mesi dopo alle Fosse Ardeatine ( il Duce ha avuto la sua vendetta) con loro cadono altri 9 Carabinieri.
    Tutti sono Medaglia d’Oro al Valor Militare. C’era la Banda dei Carabinieri. e c’era la Banda delle loro Mogli disposte alla fame, alla miseria, alle umiliazioni, alle violenze fisiche e psicologiche pur di non abbandonare i loro uomini raccoglievano armi e le nascondevano procurarono viveri, vestiti, medicine, curavano le ferite “custodivano le Uniformi ” che spesso costringevano i Prigionieri a strapparsi via Alamari e i Fregi.
    Il 30 maggio 1944 viene arrestato dai Tedeschi il Generale Caruso, lo portano a Regina Celi, quindi a Via Tasso, dove comincia la tortura di un uomo di 60 anni. Questa è la testimonianza di un compagno di prigionia “ uno sgarro apre la porta e spinge dentro brutalmente il Caruso, il Generale cadde tra le braccia, il Generale si lamentava per acuti dolori alla schiena causati da numerosissime nervate con uno speciale arnese, non prese cibo né in quel giorno, né nei giorni successivi in quanto non poteva masticare a stento gli aprivo la bocca per dargli qualche goccia di acqua” Filippo Caruso dopo la Liberazione sarà dichiarato Grande Invalido di Guerra, è morto a 95 anni.
    Luigi Giarnieri comandate della Tenenza di Tarviso, nel giugno del 1944 abbandona con i suoi uomini la Caserma e sale sul Grappa, unendosi ai Partigiani di Italia Libera, inquadrata nella Brigata Matteotti il Tenente Giarnieri fu catturato in un rastrellamento il settembre 1944. Ferito chiuso nel comando di Paterno del Grappa viene torturato per due giorni. All’Alba del 24 settembre lo portano a Crespano del Grappa per impiccarlo in Piazza San Marco. Lo appendono ad un Uncino vicino ad un negozio di frutta, il Guarnieri fa in tempo a gridare”Viva l’Italia”.
    Un altro avvenimento avviene presso la stazione dei Carabinieri di Forno di Massa, i Tedeschi sono guidati dal Capo delle SS maggiore Walter Reder, (100 giorni dopo farà la strage a Marzabotto). Il paese viene bruciato gli abitanti incolonnati e chiusi nella stazione dei Carabinieri che viene incendiata, in 72 sono portati sul greto del Fiume Frigido divisi in gruppi di 8 , falciati dalle mitragliatrici che sparano a bruciapelo, tra i fucilati c’è il Maresciallo Siciliano, che invita assieme agli altri del suo gruppo di gridare “ Viva Italia”.
    Al Vice Brigadiere Pozzi gli promettono che se griderà “viva il duce” avrà salva la Vita. Lui risponde “Uccidetemi pure ma ho prestato un solo giuramento e lo manterrò fino alla morte”.
    Tre giorni dopo a Perugia viene fucilato il Brigadiere Giuseppe Briganti, di ritorno da una missione presso i Partigiani. Il comandante dei Carabinieri di Macerata, Pasquale Infelisi organizza azioni di sabotaggio, i tedeschi lo catturano,lo torturano, lo fucilano. A Radicofani Vittorio Tassi, viene catturato il 5 giugno 44 con 5 compagni giovanissimi e si addossa tutte le responsabilità nel timore che gli altri non reggano alla tortura, seviziato per due giorni non parla, verrà fucilato. I suoi uomini finiscono nel carcere di Siena successivamente i Tedeschi li portano in un bosco della Val Dorcia, li costringono a scavarsi la fossa e li ammazzano.
    In Romagna Fosco Montini dell’ottava Brigata Garibaldi: Preso, seviziato, assassinato “Quel Carabiniere aveva veramente del fegato” commenterà uno dei fucilatori. Domenico Bondi viene catturato e seviziato per giorni, ma rifiuta di dire i nomi dei comandanti delle Fiamme Verdi “Sono un Carabiniere. Da me non saprete niente.”Lo fucilano il 6 gennaio.
    Al Alba il Vicebrigadiere Romano Scagliola diventa comandante di Battaglione della Seconda Divisione Langhe. I nazifascisti gli danno la caccia ma non lo trovano. Scagliola cadrà nella Battaglia per la Liberazione di Alba il 15 aprile 45.
    Il 18 novembre 1944 a Corio Canavese i tedeschi massacrano sull’aia di una cascina 27 Partigiani, quasi tutti Carabinieri.
    Il Tenente Luigi Bone, partecipa alla Battaglia in Val Chisone, tenta di sfuggire all’accerchiamento viene catturato, vicino a Sestriere con 8 compagni, spogliato, seviziato, impiccato.
    E’ noto il sacrificio del Carabiniere Salvo D’Acquisto con un gesto nobilissimo si fa uccidere a 22 anni, per evitare la rappresaglia dopo un attentato non commesso. Fu decorato di medaglia D’oro. Quasi ignorata è la vicenda dei tre Martiri di Fiesole. Nel Borgo che domina Firenze il Capo della Resistenza è il Comandante della Stazione dei Carabinieri Giuseppe Amico Vice brigadiere. In seguito ad un attentato il comandante tedesco grida all’interprete che farà uccidere 10 ostaggi, se i Carabinieri non si consegneranno. Il pomeriggio del 12 agosto del 1944, i Fiesolani vedono passare i tre Carabinieri, che vanno incontro alla morte. I 10 ostaggi vengono liberati e sentono gridare “Viva l’Italia” subito dopo 2 raffiche di mitra, poi tre colpi di pistola.
    Concludo dopo avere tracciato alcuni dei fatti citati nel libro del giornalista Aldo Cazzullo, il quale termina questo suo excursus dell’Arma dei Carabinieri nella Resistenza.
    “La Resistenza non è esaurita dalla Lotta Partigiana, è un fenomeno molto più vasto che include, Donne, Religiosi, Civili, Militari internati in Germania, Ebrei, Operai in sciopero, contadini che procurarono nascondigli e un minino di vettovaglie”.
    Molti Resistenti non presero le armi. Tra coloro che combatterono con le armi in pugno ci furono migliaia di Carabinieri. La Resistenza è quindi l’Italia Libera e Democratica deve loro moltissimo.
    E’ ARRIVATA L’ORA DI DIRLO’

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    Casa Rossa Spoleto 2023-01-08 09:27:58
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    Massimo 2022-12-23 12:45:07
    In verità le promesse le hanno fatte a colaiacovo no ai lavoratori vergogna, come la protasi si vanta di essere.....
    Michele Zicavo 2022-11-30 10:07:50
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