“Ci è chiesto di camminare nella stessa direzione”: la lettera di Boccardo alla Chiesa di Spoleto-Norcia

Dopo l’Assemblea del Clero svoltasi a Cannaiola il 16 e 17 giugno, l’arcivescovo di Spoleto-Norcia, monsignor Renato Boccardo, ha inviato una lettera a sacerdoti, religiosi e fedeli per rilanciare il cammino delle Pievanie e il rinnovamento pastorale della diocesi. Un testo che richiama all’unità, alla preghiera e alla missione evangelizzatrice, ribadendo che ogni scelta deve avere un unico obiettivo: condurre le persone all’incontro con Cristo. Di seguito il testo integrale della lettera.

LETTERA DELL’ARCIVESCOVO AL CLERO, AI RELIGIOSI E AI FEDELI TUTTI DELLA CHIESA DI SPOLETO-NORCIA

Il 16 e 17 giugno scorso si è svolta a Cannaiola l’Assemblea del Clero, vissuta in stretta continuità con il cammino delle Pievanie e con il percorso di rinnovamento pastorale che la nostra Archidiocesi sta conducendo ormai da qualche anno.
​Sono stati giorni di ascolto, di confronto e di preghiera. La prima serata ha visto la partecipazione dei sacerdoti e delle Équipes pastorali di Pievania. Abbiamo ascoltato le “restituzioni” provenienti dai diversi territori della diocesi, con il racconto delle fatiche esperimentate, delle speranze coltivate, dei primi frutti maturati e delle domande ancora aperte. Non abbiamo raccolto soltanto informazioni o resoconti di attività; abbiamo ascoltato un tratto della vita concreta della nostra Chiesa.
​È emerso con chiarezza che le Pievanie non sono semplicemente un progetto pastorale disegnato sulla carta. In molte zone esse stanno diventando occasione di conoscenza reciproca, collaborazione, superamento graduale di chiusure locali, accresciuta corresponsabilità tra sacerdoti e laici, rinnovata attenzione alla preghiera e alla vita delle comunità. Il cammino procede con ritmi diversi, secondo la storia, la geografia e le condizioni concrete delle comunità. Questa diversità non deve scoraggiare. Essa ci ricorda che la comunione ecclesiale non nasce da un’applicazione uniforme di schemi ma da un cammino paziente. È necessario evitare l’accelerazione forzata e la rassegnazione: la prima genera stanchezza e resistenza; la seconda lascia tutto com’era, con nomi nuovi apposti su strutture vecchie. Il passo più sapiente sembra quello di accompagnare ogni Pievania secondo la propria condizione reale, chiedendo a ciascuna pochi obiettivi concreti, proporzionati e verificabili.
​Il centro di tutto resta uno solo: aiutare le persone ad incontrare il Signore Gesù e a vivere di Lui. Le Pievanie non nascono semplicemente per rispondere alla diminuzione dei sacerdoti né solo per riorganizzare celebrazioni, calendari e servizi. Queste esigenze esistono e vanno affrontate con realismo. Tuttavia, la ragione più profonda del cammino è pastorale e missionaria: rendere più viva, più comunionale e più evangelica la presenza della Chiesa sul territorio.
​La seconda giornata, riservata al clero, ha permesso di approfondire il tema dell’annuncio del Vangelo nel mondo di oggi e il significato del ministero presbiterale esercitato in un contesto profondamente mutato. Siamo stati provocati a riflettere non solo su come la Chiesa sia presente nei territori ma se il suo annuncio riesca ancora a raggiungere il cuore degli uomini e delle donne del nostro tempo. Una domanda che non può lasciarci indifferenti. Essa ci chiede di rinnovare linguaggi, stili, attenzioni e strumenti, custodendo con fedeltà ciò che costituisce il cuore permanente della fede: Gesù Cristo morto e risorto, la sua grazia, i sacramenti, la conversione, la comunione ecclesiale, la carità e la vita eterna.
​In questo cammino, un ruolo decisivo appartiene ai sacerdoti. Le Pievanie crescono là dove i preti si stimano, sono uniti e lavorano insieme: la comunione tra presbiteri è già un annuncio; dove essa manca o appare debole, il progetto pastorale perde credibilità. È un passaggio esigente, che richiede fatica, libertà interiore e indipendenza da abitudini consolidate. E proprio per questo deve essere vissuto non come semplice riorganizzazione ma come occasione spirituale per ritrovare il cuore del ministero: servire Cristo e il suo popolo.
​Accanto ai sacerdoti, le Équipes pastorali sono chiamate a crescere come luoghi di ascolto, preghiera, discernimento e corresponsabilità. Non si tratta soltanto di collaborare nella gestione pratica delle attività, bensì di maturare uno stile ecclesiale nel quale i fedeli laici, in forza del Battesimo ricevuto, partecipano alla missione della Chiesa secondo la loro vocazione, in comunione con il ministero ordinato. E qui è necessario impegno, fiducia, chiarezza del mandato e perseveranza.
​Un elemento è emerso con particolare forza: senza preghiera il cammino delle Pievanie perde anima. Dove le comunità pregano, ascoltano la Parola, celebrano con cura, visitano gli anziani e i malati, custodiscono il sacramento della Riconciliazione, lì cresce la comunione e si edifica la Chiesa. Ogni scelta pastorale dovrà perciò restare radicata nella vita spirituale. Una Pievania che organizza molto e prega poco rischia di diventare efficiente e sterile. Una Pievania che prega, anche nella povertà dei mezzi, può generare frutti che non dipendono soltanto dalle nostre capacità.
​L’Assemblea lascia dunque una consegna semplice ed esigente: servire la Chiesa di sempre nel tempo presente. Non inventare un’altra Chiesa, non amministrare con ordine una crisi, non rifugiarsi nella nostalgia, non lasciarsi sedurre da parole nuove prive di radice. Amare e servire la Chiesa di Cristo qui e ora, con fede, realismo, comunione e coraggio. Il cammino delle Pievanie potrà diventare fecondo se resterà orientato a questo: condurre le persone all’incontro con Gesù, curare la celebrazione domenicale nei centri eucaristici, restituire spazio alla preghiera, formare adulti nella fede, sostenere le famiglie, rilanciare la Confessione come esperienza di guarigione e di grazia, vivere la carità come testimonianza e rendere visibile la comunione della Chiesa.
​Il Signore ha già seminato molto in questa diocesi. L’Assemblea ha permesso di vedere qualche germoglio… Ora occorre pazienza cristiana, non rassegnazione; discernimento, non agitazione; fedeltà, non immobilismo; avanzare senza perdere l’essenziale: Cristo, unico Salvatore dell’uomo, centro della Chiesa, sorgente del ministero, vita del popolo santo di Dio. Tutto ciò che conduce a Lui va custodito e fatto crescere. Tutto ciò che oscura Lui va purificato. Tutto ciò che non serve più l’annuncio va lasciato cadere senza rimpianti.
​In questa luce, l’Assemblea si chiude come un mandato: le Pievanie, le Équipes, il presbiterio sono chiamati a proseguire il cammino con uno sguardo più limpido e un cuore più disponibile. La Chiesa diocesana non possiede il futuro, lo riceve dal Signore un passo alla volta. A noi è chiesto di camminare con fede, raccogliendo il mantello di chi ci ha preceduto (cf 2 Re 2, 1-15), lasciandoci guidare dallo Spirito e servendo con amore i fratelli, perché anche oggi, nelle nostre città, nei paesi, nelle frazioni, nelle case e nelle storie ferite degli uomini possa risuonare ancora l’annuncio che salva: Gesù Cristo è il Signore, ed è venuto perché tutti abbiano la vita (cf Gv 10, 10).
​Non ci è chiesto di fare tutto subito. Ci è chiesto di camminare nella stessa direzione. Ogni Équipe, ogni sacerdote, ogni Pievania dovrà dunque chiedersi con semplicità: ciò che facciamo conduce davvero le persone a Cristo? fa crescere la comunione? sostiene la fede? apre alla preghiera? rende più credibile la testimonianza della Chiesa?
​Al termine dell’Assemblea la celebrazione eucaristica in suffragio dei sacerdoti defunti: il loro ricordo ci ha aiutato a riconoscere che il cammino della Chiesa non comincia da noi. Abbiamo ricevuto un’eredità di fede, servizio, sacrificio e dedizione. Ora siamo chiamati a custodirla e a consegnarla, non ripetendo semplicemente forme del passato ma lasciandoci guidare dal Vangelo nel tempo presente.
​Affidiamo il nostro pellegrinaggio nel tempo al Signore Gesù, “pastore e custode delle nostre anime” (cf 1 Pt 2, 25), e invochiamo la luce dello Spirito Santo, perché renda la nostra diocesi sempre più capace di comunione, di annuncio e di missione. La Vergine Maria, Madre della Chiesa, e i Santi Ponziano e Benedetto accompagnino le Pievanie, sostengano i sacerdoti e i diaconi, custodiscano le famiglie, incoraggino i giovani e rendano fecondo il lavoro umile di quanti annunciano e servono il Vangelo.
​Con gratitudine e fiducia, proseguiamo insieme il cammino.

Spoleto, 29 giugno 2026,
Solennità dei SS. Apostoli Pietro e Paolo.

+ Renato Boccardo
Arcivescovo