Antonio Di Cintio: la denigrazione della professione medica e il declino del sistema sanitario nazionale

  • Letto 568
  • Le considerazioni del medico e consigliere comunale di Spoleto 

    Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

    La professione medica è probabilmente quella che negli ultimi 20 anni ha fatto registrare la crisi più profonda. Si è passati dal massimo riconoscimento sociale alle cause per danni, da una solida sicurezza economica a stipendi non più gratificanti. E con la società che ha smesso di riconoscere qualunque autorità a chi indossa il camice bianco, con i pazienti che minacciano esposti per una risposta brusca, il medico ha finito per perdere gran parte della sua passione. Gli stipendi sono fermi da anni, per circa 2.700 euro al mese bisogna accollarsi responsabilità, rischi e affrontare il dolore e la morte. Remunerazione e prospettive di carriera non congrue alle responsabilità e condizioni di lavoro non appetibili: orari prolungati, ritmi serrati e alto stress, portano molti a scegliere altre strade, con una maggiore qualità della vita. Secondo una recente ricerca svolta dalla ANAAO (uno dei principali sindacati di categoria), il 77 per cento sono insoddisfatti della propria progressione di carriera, più o meno la stessa percentuale ritiene che la retribuzione non sia adeguata.

    Negli ospedali sta arrivando pure il precariato, fino a qualche anno fa sconosciuto in questo settore. Con il blocco del turnover, se non ci sono possibilità di assunzione, per le specializzazioni che difficilmente si possono effettuare al di fuori delle strutture ospedaliere, in pochi saranno propensi ad infilarsi in un percorso che espone al precariato per anni.

    La professione medica è entrata in crisi anche quando ha preso quota l’aziendalizzazione: sono aumentati il controllo delle procedure amministrative, i vincoli e i paletti. Si è costretti a passare gran parte del tempo a compilare pratiche e moduli. Negli ospedali si insiste su fattori come la produttività, la velocità, si misurano i volumi di quello che facciamo invece di valutare come lo facciamo. Così, necessariamente, diminuisce il tempo che si può dedicare ai pazienti. Le visite troppo rapide non danneggiano solo chi è malato, facendolo sentire poco seguito, ma minano anche la passione dei professionisti. In questo modo il rapporto con i pazienti non rischia solo di essere troppo breve, ma anche conflittuale. Il passo successivo sono le cause per danni, che sono in aumento. Creare nel paziente diffidenza nei confronti del medico, come hanno fatto e stanno facendo i mezzi di comunicazione, non fa che danneggiare anche il paziente, perché innesca un pericoloso circolo vizioso dove gli interventi a rischio verranno sempre di più evitati dai medici. Gli insuccessi in medicina ed in particolare nelle discipline chirurgiche sono inevitabili: nessun intervento (nemmeno il più semplice) garantisce buoni risultati a tutti. Ecco perché una pubblicità che promuove azioni legali contro i medici danneggia anche i pazienti. Crea un grave malinteso, come se ogni risultato insoddisfacente dovuto ad una complicanza fosse la conseguenza di un errore medico. Ma complicanza ed errore medico sono due evenienze ben diverse. Promuovere azioni legali contro gli insuccessi della medicina non farà altro che aumentare la paura e l’astensionismo da parte dei medici.
    Il contenzioso medico legale, che espone il medico ospedaliero a rischi sempre maggiori è oggi il principale problema che affligge la classe medica: a solo titolo esemplificativo, si stima che 5 chirurghi su 8 rischiano nella propria vita un procedimento giudiziario, che durerà anni, sarà motivo di preoccupazione e di notevole impegno economico, tra avvocati e consulenti.



    Nei tribunali italiani sono pendenti 300.000 procedimenti giudiziari, con 35.000 nuove cause all’anno per ipotetica “malasanità”. Di queste il 95% di quelle penali e il 90% di quelle civili si concluderà statisticamente con un nulla di fatto. Ciò nonostante le cause sono in aumento e tutti gli interventi messi in atto, da ultima la legge 24/2017 Gelli-Bianco, non hanno sortito i risultati attesi per limitare la cosiddetta “medicina difensiva” che costa allo stato 11 miliardi di euro all’anno. A volte il medico viene portato in tribunale perché non soddisfa le aspettative dei pazienti, non solo perché è stato commesso un errore di “malpractice”, quando addirittura non viene aggredito fisicamente, come dimostra il costante e spaventoso aumento delle violenze fisiche verso gli operatori sanitari osservato negli ultimi anni.

    Fatta questa doverosa premessa, ad incrementare ulteriormente il disagio dei medici precedentemente ricordato, è arrivata la circolare n. 99 del 20/6/2019 della Procura regionale della Corte dei Conti dell’ Umbria.
    In questa circolare il Procuratore Regionale, dottoressa Rosa Francaviglia, sollecita le strutture sanitarie regionali, ASL e Aziende Ospedaliere, a procedere alla messa in mora dei sanitari coinvolti in contenziosi medico-legali per i quali le strutture sanitarie e/o la regione Umbria, hanno liquidato dei risarcimenti.
    A tal proposito si precisa che nella regione Umbria i risarcimenti per eventi dannosi sanitari sono di competenza delle singole aziende sanitarie (autoritenzione del rischio) fino a 70.000 euro e della regione per importi da 70.000 a 700.000 euro. Per quello che eccede quest’ultimo importo subentrano le assicurazioni con le quali le aziende sanitarie hanno stipulato polizze di responsabilità civile.
    Si precisa inoltre che il medico è responsabile soltanto per “colpa grave” e pertanto soggetto alla rivalsa da parte della struttura sanitaria in caso di liquidazione di risarcimento. Tutti i medici pertanto sono assicurati per la responsabilità civile da polizze che coprono proprio la rivalsa per colpa grave.
    Prima della legge Gelli-Bianco n.24/2017 le aziende sanitarie non avevano neppure l’obbligo di avvisare il medico accusato di aver provocato un danno per il quale era stata fatta una richiesta di risarcimento; non aveva quindi alcuna possibilità di difendersi manifestando le sue ragioni. Il medico non veniva neanche informato dell’avvenuto risarcimento, in molti casi erogato per via stragiudiziale e non sempre limpidamente , senza che venisse istruito un processo civile nell’ambito del quale si sarebbe potuto svolgere un dibattimento ove ognuna delle parti avrebbe potuto farsi valere.
    Questi risarcimenti, alcuni anche per centinaia di migliaia di euro, sono antecedenti la legge Gelli e sono stati erogati alla totale insaputa dei professionisti sanitari coinvolti. Ora però, in seguito a questa circolare, il medico viene messo in mora a distanza di anni dall’evento e dalla liquidazione dell’indennizzo, senza alcuna possibilità di difendersi. Questa circolare, ribaltando tutte le precedenti disposizioni legislative e tutt’ora vigenti, costringe le aziende sanitarie, in maniera preventiva e non motivata da sentenze o dagli eventi oggetto delle contestazioni, ad avviare una serie di procedure di carattere patrimoniale (fermo amministrativo del veicolo e pignoramento dello stipendio).
    Ciò ha un enorme impatto negativo per l’intero sistema sanitario, venendo a minare il rapporto di fiducia che deve sempre intercorrere tra i professionisti dipendenti e le amministrazioni sanitarie creando grande allarme e preoccupazione in tutto il personale sia medico che del comparto. Specie in Umbria dove tutto il personale, pur in presenza di un costante definanziamento e blocco delle assunzioni, è impegnato da anni a garantire qualità dei servizi e sostenibilità, come dimostra il fatto che l’Umbria ormai da molti anni è al vertice tra le regioni più efficaci ed efficienti, ottimizzando spesa e qualità delle prestazioni.
    Peraltro nelle Aziende, senza il minimo coinvolgimento dei professionisti (oltre un centinaio), sta prevalendo una interpretazione rigidamente letterale della stessa circolare. E senza attivare importanti integrazioni e/o modifiche al proprio modello di organizzazione per la gestione del rischio sanitario e garantire sicurezza nelle cure come prevede la legge Gelli, stanno procedendo, peraltro in via preventiva, ad attivare le sole procedure di messa in mora ed altre eventuali misure di carattere patrimoniale.

    Un clima quasi di caccia alle streghe (senza preoccuparsi di accertare se le streghe esistano), non può che peggiorare lo stato dei servizi, paralizzandone l’operatività ed aumentandone anche i costi perché costringerà inevitabilmente tutti gli operatori (medici, infermieri, tecnici) ad incrementare le procedure difensivistiche.
    Tra l’altro questa iniziativa che risulta essere presente solo nella nostra regione, costituisce un enorme deterrente per tutti quei professionisti della sanità che vorrebbero partecipare a concorsi per lavorare in Umbria ed un incentivo per quelli che già ci lavorano ad emigrare verso altre regioni ove non esiste tale disposizione.

    Oltre a quanto detto, si aggiunge anche la grave situazione nazionale derivante dal nuovo Coronavirus COVID-19, dove sono state attivate (in maniera tardiva) tutte le procedure che riguardano i cittadini e quindi il personale non sanitario, senza soffermarsi ancora una volta sull’importanza che ricopre invece il personale sanitario e le procedure di tutela igienico-sanitaria.

    Ancora una volta il personale medico subisce direttamente tutte le conseguenze del sistema sanitario.

    La salute è considerata il bene supremo e gli attori principali anche in un’emergenza come questa sono giustamente sempre al servizio della comunità, restando al tempo stesso continuamente sottoposti a procedimenti medico-legali che nel 97% dei casi ci vedono prosciolti con assoluzione piena.

    Attraverso i nostri rappresentanti istituzionali di Fratelli d’Italia, porteremo avanti le problematiche che riguardano la nostra categoria sia a livello regionale che nazionale cercando di trovare soluzioni migliorative per l’intera categoria.

    Dr. Antonio Di Cintio
    Consigliere Comunale Spoleto – Fratelli D’Italia

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    Dino 2020-03-18 07:44:51
    Sono della Valnerina e precisamente di Sant'anatolia di Narco Perugia penso che ancora qui non ci sia nessun contagiato però.....
    Giampiero 2020-03-17 17:25:27
    Sarebbe opportuno disinfettare le zone delle farmacie e dei supermercati,in quanto c'è sempre un grande afflusso di persone a tutte.....
    Gino 2020-03-17 10:38:29
    Non é assolutamente vero, i prezzi sono rimasti tutti inalterati. L'unico disagio sono le lunghe file in coda fuori dalle.....
    Eleonora loretoni 2020-03-15 17:58:53
    Non dimenticatevi di disinfettare anche un paese di nome Camporoppolo grazie.
    Carlo Alberto Bussoni 2020-03-14 10:07:22
    Mi hanno detto che il prezzo dei medicinali anti-influenzali è aumentato del 25%. se fosse vero, sarebbe da criminali, ma.....