Prende il via la nuova rubrica settimanale dedicata ai runner delle società del territorio. Ogni mercoledì incontreremo un atleta diverso per raccontarne storie, percorsi e passioni. Per questo primo appuntamento abbiamo scelto un veterano, un atleta stimato che può insegnare molto: Paolo Gianfelici della 2S Atletica Spoleto, runner di lungo corso con una carriera straordinaria.
I suoi personal parlano chiaro:
10000m 35’41 – mezza maratona 1h16’24 – maratona 2h37’45 – 100 km 9h07.
E soprattutto un dato impressionante: 115 maratone corse, l’ultima proprio domenica a Rimini.
Non è solo una questione di chilometri, né di tempi o classifiche. È una traiettoria lunga una vita intera, iniziata quasi per caso e diventata identità. Paolo Gianfelici corre da 47 anni senza mai davvero fermarsi, trasformando ogni passo in una forma di continuità, di respiro, di esistenza. Le sue 115 maratone non sono un traguardo, ma il racconto di un uomo che ha scelto di restare in movimento per capire se stesso.
Paolo, proprio domenica hai corso la tua 115ª maratona. Ma la tua carriera non si è fermata solo alla “regina” delle distanze…
«È vero, non mi sono mai fermato alla sola maratona. Fin da ragazzo ho praticato un po’ tutte le distanze, dai 100 metri fino alle 24 ore di corsa. Negli ultimi dieci anni mi sono dedicato anche al canicross in Centro Italia.
La CSEN mi ha dato la possibilità di divulgare questa disciplina, la corsa con il cane, e con la mia società siamo riusciti a farla conoscere anche a Spoleto: prima con la Happy Dog Village, oggi con la Mud&Glory Canicross.
Ho poi lasciato il testimone a un grande atleta come Enrico Calandri, che porta avanti la prima scuola di canicross in Italia. E così ho ripreso a dedicarmi alla maratona. Quella di domenica è stata la mia 115ª.»
Quando hai capito che la corsa non era solo uno sport, ma una parte della tua identità?
«Praticamente da subito. Ho iniziato nel 1979 e dal 15 gennaio 1980 ho cominciato a segnare tutti i chilometri. Quel giorno feci 4 chilometri e da lì non mi sono più fermato.
Ho grafici annuali che vanno dai 2.100 ai 5.000 chilometri. Dentro ci sono tutta la mia vita: il matrimonio, la nascita dei figli, il lavoro, il centro cinofilo… In quei periodi i chilometri sono diminuiti, ma sotto i 2.000 non sono mai sceso.
La corsa è sempre stata il mio filo conduttore. Ho capito presto che era parte del mio modo di essere, già a 18 anni. E sono passati 47 anni senza fermarmi.»
La gara del cuore, la più faticosa e quella che sogni ancora di fare
«Ce ne sono tante che porto nel cuore. La maratona, però, resta la distanza che amo di più.
New York nel 1992 è stata indimenticabile: ero il primo spoletino a correrla e all’epoca era qualcosa di quasi irraggiungibile. Poi ho fatto due volte Londra, Amsterdam e più recentemente Atene.
La maratona resta la “regina” delle distanze. Negli anni del canicross l’avevo un po’ accantonata, ma poi la passione è tornata forte e sono tornato a correre i 42 km e 195 metri con grande entusiasmo.
Ora mi sono ripromesso di fare le cinque maratone romagnole. E poi vedremo. Ma sì, la maratona resta la maratona.»
Che consiglio daresti a chi vuole iniziare a correre ma ha paura di non farcela?
«Direi di iniziare ascoltando il proprio corpo. Bisogna imparare a sentire il battito dei passi, del cuore e il respiro: sono loro che guidano.
La corsa è uno sport impegnativo, anche a livello articolare. In 47 anni ho avuto pochissimi infortuni, ma è fondamentale partire piano, senza strafare. Altrimenti si rischia anche di perdere entusiasmo.
Ho conosciuto molte persone che hanno iniziato con grande entusiasmo e poi hanno smesso per infortuni o altri problemi.
Io dico sempre che ho due “allenatrici”: Maria e Antonietta, le mie gambe. Sono loro a decidere. Quando mi dicono di andare, corro. Quando non è il giorno giusto, mi fermo. Loro sono la mia guida.»
Il tuo prossimo obiettivo
«Non ho più veri e propri obiettivi cronometrici. Ho raggiunto una sorta di equilibrio, non inseguo più i numeri.
Voglio continuare a correre finché posso, finché il corpo me lo permette. Le prestazioni non sono più quelle di una volta, ma oggi mi godo davvero il gesto della corsa.
Farò le cinque maratone romagnole e sto partecipando al Gran Prix FIDAL Umbria. Se dovessi indicare un sogno, più turistico che sportivo, direi la maratona di Tokyo il prossimo anno. Vedremo.»
Ringraziamo Paolo Gianfelici. Si chiude così il primo appuntamento della nostra nuova rubrica. Appuntamento a mercoledì prossimo sulle colonne di Due Mondi News.

































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